Un “ologramma al Quirinale, che sorride e svanisce”. Zingaretti si offende

Nel centrosinistra si respira tensione. A far infuriare il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, è un lungo articolo di Concita De Gregorio che su Repubblica annichilisce la “sinistra timida nel Pd pilotato dagli eredi della Dc”.  

L’accusa è alla performance del segretario al Quirinale, dopo il colloquio con il capo dello Stato. “È gentilissimo, va detto. Leale, tanto una brava persona. E però ogni volta che inciampa esita traccheggia, tira fuori dalla tasca un foglietto da leggere, non trova l’uscita e qualcuno deve prenderlo per il gomito – per di qui, segretario – Nicola Zingaretti lascia dietro di sé l’eco malinconica di un vuoto. Come un ologramma, sorride e svanisce. Una vita da mediano, a recuperar palloni, il segretario del Pd è quanto di meglio la tradizione comunista abbia oggi da offrire”, scrive la giornalista.

“La sinistra, diciamo: quel che resta del Pci. L’Italia ebbe Berlinguer, oggi ha Zingaretti. Sono i tempi che fanno i leader”, spara la De Gregorio. A sinistra sono rimasti solo democristiani e le piccole grandi manovre all’ombra dei palazzi del potere viste in queste settimane di crisi di governo lo hanno dimostrato. “L’ala democristiana, invece, porta la partita. La vecchia banda Dc – il ceppo moderato, popolare – governa. Renzi ha i gruppi parlamentari, Franceschini ha la sua agenda personale, i suoi piazzati dappertutto, e sogna il Colle. Gentiloni è un momento preso in Europa ma presente, se serve. Torna subito. Enrico Letta dal bell’esilio francese chiosa, attende rivincita e cresce i ragazzi nelle scuole di alta politica. Tabacci solerte costruisce gruppi, Mastella si pavoneggia strategico al centro, Prodi osserva e consiglia. Mattarella al Quirinale, insieme ai suoi consiglieri arrivati dalla Dc degli anni Ottanta, ha in mano le sorti del Paese. Tutti democristiani. Per risalire all’ultimo governo guidato da un ex comunista bisogna tornare a D’Alema: era il 1998, ventitre anni fa. Ventitre: il ministro degli Esteri Di Maio aveva 12 anni“, è la disamina che azzera gli ultimi decenni della sinistra in uno psicodramma post-comunista. 

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