La cannabis terapeutica come trattamento efficace contro disturbi solitamente resistenti ai farmaci. Negli ultimi anni, le proprietà mediche della sostanza ricca di CBD e THC sono state al centro di numerosi studi scientifici e la marijuana è passata dall’essere una droga leggera a un potenziale medicinale.
Di recente, le Nazioni Unite hanno riconosciuto le proprietà mediche della cannabis, accogliendo una serie di misure proposte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ed eliminando la sostanza dalla tabella degli stupefacenti più pericolosi. L’efficacia della cannabis è stata evidenziata nel trattamento della spasticità dovuta alla sclerosi multipla, dell’epilessia resistente ai farmaci, del dolore cronico e degli effetti della chemioterapia. Mentre gli studi scientifici valutavano le proprietà mediche della cannabis, diversi Paesi approvavano leggi a favore della sostanza.
Tra i Paesi in prima linea nella diffusione della cannabis terapeutica ci sono Italia e Regno Unito. In Europa, la marijuana medica non è vietata da leggi internazionali e ogni Stato membro può regolamentarne la diffusione per uso terapeutico contro determinate patologie e disturbi ben definiti. La produzione della cannabis segue percorsi rigidi, identici a quelli utilizzati per i farmaci, regolamentati da 50 autorità poste in 31 Paesi, che garantiscono qualità ed efficacia del prodotto.
In Italia, la prescrizione di preparazioni magistrali a base di cannabis è possibile dal 2006, mentre dal 2015 è stata avviata la regolamentazione e la produzione nazionale. Attualmente, sono due le sostanze prodotte nello Stabilimento Chimico Farmaceutico militare di Firenze: la FM2, che contiene tra il 5 e l’8% di THC e tra il 7,5 e il 12% di CBD, e la FM1, che contiene tra il 13 e il 20% di THC e meno dell’1% di CBD. Il percorso di coltivazione e produzione segue rigide regole, dettate dalle normative europee relative ai medicinali. In Italia, quindi, l’uso di cannabis terapeutica è legale. Entrambe possono essere prescritte dal medico di base, che dovrà indicare della ricetta (non ripetibile) le quantità e le modalità di assunzione. Il problema, nel nostro Paese, sta nella disponibilità del prodotto, che spesso non riesce a coprire il fabbisogno dei pazienti, perché la produzione della sostanza viene garantita solamente entro una determinata quantità, poi non è più possibile reperirla. Così un prodotto usato come trattamento medico contro alcuni disturbi non risulta essere sempre disponibile e i pazienti possono trovare difficoltà nel reperirla.
Nel Regno Unito, invece, la legislazione riguardante la marijuana è più recente e risale al 2018. Il servizio sanitario nazionale inglese (NHS) ricorda che la cannabis terapeutica può essere prescritta solamente a bambini con gravi forme di epilessia refrattaria, persone con rigità muscolare causata dalla sclerosi multipla o pazienti con effetti collaterali della chemioterapia. La prescrizione, inoltre, non può essere fatta da un qualsiasi medico di base: l’unico a poter indicare l’uso della marijuana terapeutica sono gli ospedalieri specializzati. Quando, nel 2018, venne approvato l’uso della sostanza per scopi medici, molti pazienti credettero di poterne usufruire facilmente. Ma, secondo uno studio dello scorso giugno, il NHS aveva effettuato solamente 12 prescrizioni, contro gli 1,4 milioni di persone che hanno dichiarato di usare cannabis illegale per problemi medici: a causa della mancanza di disponibilità, sono molti di più i pazienti che si rivolgono al mercato illegale, per reperire la sostanza.
E proprio in Italia e Regno Unito hanno sede i due big player della cannabis terapeutica: Clinn e Sapphire. Si tratta di due centri, primi nel loro genere, che si occupano di medicina integrata, permettendo ai pazienti l’accesso alla marijuana medicinale.
Italia e Regno Unito sono in prima linea nella diffusione della cannabis terapeutica per i pazienti affetti da disturbi e patologie resistenti ai farmaci. Ma, nonostante la legalizzazione della sostanza ad uso medico, sono ancora molti i passi in avanti da compiere per risolvere i problemi legati alla disponibilità del prodotto e della resistenza di una parte della comunità scientifica nella prescrizione della marijuana a scopo terapeutico.
