Rousseau, Casaleggio: “Se vince no, voto negativo a fiducia o astensione”

Già domani sera Draghi potrebbe salire al Quirinale con la lista dei ministri e sabato mattina giurare davanti al Capo dello Stato. In alternativa, Draghi potrebbe sciogliere la riserva sabato, e giurare lunedì ma in entrambi i casi potrebbe presentarsi alle Camere per la fiducia la prossima settimana, tra mercoledì e giovedì, dopo aver scritto il programma del suo governo.

Draghi confida di ottenere il via libera anche dalla base grillina che sta votando sulla piattaforma Rousseau. “Le operazioni di voto sulla piattaforma Rousseau tra i militanti del Movimento 5 Stelle per decidere se appoggiare il governo a guida Mario Draghi è partita regolarmente stamattina alle 10 e coinvolge quasi 120mila persone”, ha detto il presidente dell’Associazione Rousseau, Davide Casaleggio, poco dopo l’inizio delle operazioni di voto in un incontro con la stampa sotto la sede dell’associazione. “Gli aventi diritto che possono esprimere il voto ammontano a 119.570 – ha precisato il notaio Valerio Tacchini, che sovrintende la regolarità delle operazioni di voto – Il sistema è partito regolarmente alle 10. In cinque minuti hanno espresso il voto 2.800 aventi diritto”.

Nel Movimento c’è comunque una spaccatura: sulla pagina Facebook del garante nelle ultime 24 ore sono arrivati oltre 9.000 commenti, molti critici e di accuse per aver tradito la base. Inoltre, 13 parlamentari del M5S hanno bollato come “manipolatorio” il quesito su cui sono chiamati a esprimersi gli iscritti al M5S sulla piattaforma Rousseau, tanto da rendere la votazione “tendenziosa e palesemente volta a inibire il voto contrario alla partecipazione del M5S al Governo Draghi”. Questo il quesito: “Sei d`accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico che preveda un super-ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?”. “So che negli ultimi giorni ci sono state diverse istanze da molti senatori per inserire l’opzione di astensione, però parlando anche con Vito Crimi mi ha garantito che questa opzione verrà contemplata qualora dovesse vincere il no”, ha detto Casaleggio, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle polemiche attorno alla formulazione del quesito per la votazione. “Qualora vincesse il no – ha precisato Casaleggio – sarà necessario definire se la posizione del Movimento Cinque Stelle sarà di voto negativo alla fiducia o di astensione”.

A chi gli ha chiesto se quindi ci sarebbe nel caso una seconda votazione, “A questo ovviamente non posso rispondere io, sarà il capo politico a decidere”. A proposito poi della formulazione del quesito, Casaleggio ha poi risposto così: “È stato Vito Crimi, in qualità di capo politico del Movimento 5 Stelle a decidere in merito al quesito da porre sulla fiducia al governo”. Poco dopo un post su Facebook di Crimi per dire che si vota soltanto oggi. “La votazione di oggi sará l’unica votazione sul governo. Se prevarrá il sì sosterremo il governo, se prevarrà il no non lo sosterremo”.

“Voterò sì”. Così si apre un post su Facebook del presidente della Camera Roberto Fico (M5S) in riferimento al quesito posto su Rousseau. Per Fico “questo è il momento di lavorare per il bene del Paese. E sono certo che il Movimento si farà trovare pronto, continuando a portare avanti le proprie battaglie mettendo al centro, come sempre, il bene collettivo”. Il “momento delicato che il Paese sta vivendo – sottolinea – ci impone una riflessione seria e un assunzione di responsabilità. Come ha spiegato in modo estremamente chiaro il presidente della Repubblica, non è pensabile in questo momento storico far precipitare il Paese verso le urne”. “Le responsabilità di cui dobbiamo farci carico – continua Fico – riguardano non solo le emergenze in atto, ma anche la definizione del futuro. Si gioca tutto adesso, non domani. Dobbiamo progettare l’Italia che verrà. Abbiamo la responsabilità e l’opportunità di scrivere una nuova pagina di ricostruzione”. Anxhe Luigi Di Maio vota sì. “Io mi fido di Beppe Grillo, che è sempre stato più lungimirante di tutti noi. Io mi fido di Giuseppe Conte, perché non era scontato che dicesse di votare sì su Rousseau per la formazione del nuovo governo. È stato un gesto di grande responsabilità. Io mi fido di voi, di quello che abbiamo fatto insieme negli ultimi otto anni. IO VOTO SÌ, perché non esiste una maggioranza senza di noi. IO VOTO SÌ, perché dobbiamo difendere ciò che abbiamo costruito per l`Italia. IO VOTO SÌ, perché dobbiamo spendere al meglio i 209 miliardi del
recovery plan conquistati in Europa grazie al MoVimento 5 Stelle”, ha scritto su Facebook.

L’ultimo ostacolo al governo Draghi è la squadra dei ministri. I vertici del Partito Democratico, spiazzati dalla mossa dei Cinque Stelle, sarebbero nervosi perché Grillo non avrebbe strappato solo il sì al nuovo ministero, ma anche a un nome non sgradito per guidarlo, quello dell’ex presidente Istat Enrico Giovannini. Ciascun partito ha almeno un paio di grossi problemi: per Grillo sono l’ex premier Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Il segretario Pd Nicola Zingaretti è atteso al varco da tre capicorrente: Andrea Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini. Matteo Renzi vorrebbe accontentare una fra Maria Elena Boschi e Teresa Bellanova, Matteo Salvini e Roberto Speranza hanno aspettative per sé stessi. Se Draghi dovesse tenere conto di tutte le esigenze, non avrebbe molto spazio di manovra per un governo delle competenze. E così, di fronte alle velate pressioni delle ultime ore, ha fatto trapelare che della lista dei ministri parlerá direttamente con il Capo dello Stato. Dopo un sospiro di sollievo per aver superato l’ostacolo grillino, Mattarella gli ha fatto sapere che, se necessario, potrà presentarsi al Colle con la lista dei ministri anche all’inizio della prossima settimana. Tre compiti attendono nell’immediato l’ex presidente della Bce: la vaccinazione di massa, la presentazione del Recovery Plan per l’uso dei fondi europei, la protezione dei lavoratori colpiti dalla crisi. L’ipotesi è che si vada verso un governo misto, metà politici espressi dai partiti, metà tecnici.

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