Senaldi: M5S un fallimento. Ha lasciato solo macerie

Il direttore di Libero Pietro Senaldi, ospite della Palombelli, fa una “summa” dei danni incalcolabili che i grillini stanno lasciando sul loro cammino, che neanche il nascituro governo Draghi potrà risanare.

“Non c’è giorno in cui non si scopre qualcuno che ha la Ferrari e percepisce anche il reddito di cittadinanza”, ha fatto notare Senaldi . Sul Secolo abbiamo dato conto ogni scempio quotidiano del rdc. Assegni dati ai rom, a ex brigatisti, a mafiosi in carcere. Per non parlare di coloro che hanno falsificato i dati Isee e possedevano anche palazzi e alberghi. Un danno incalcolabile per le casse dello Stato. Che ora ha sulle spalle anche i navigator, coloro che avrebbero dovuto aiutare i percettore del rdc a trovare un lavoro. Ora beato chi lo troverà a loro uno straccio di lavoro. Da sempre, in ogni contesto televisivo, anche a tu per tu con i vari leader del m5S,  Senaldi non ha mai fatto mancare “una buona parola”, per così dire.

Anche oggi, mentre scriviamo è esploso a Bologna un altro caso: 10 detenuti percepivano l’assegno. Ma è soprattutto la devastazione culturale forse il danno più grave prodotto dal grillismo. “È stato un fallimento da tutti i punti di vista, anche da quello culturale è stato devastante – ha aggiunto Senaldi -. D’altronde questo Paese aveva già una cultura del lavoro deficitaria. Inoltre io non credo che questo problema, assieme a quelli dell’istruzione e dell’università scadenti, possano essere risolti in un anno da Mario Draghi”. La Palombelli ha convenuto con il direttore di Libero: “Sicuramente non li può risolvere, ma almeno può provare a dare un’impronta”. Certo che ci proverà, ma certo, dopo la Azzolina è come passare su un campo dove è passato Attila. Poi ha espresso un giudizio sulla composizione del governo ancora nella mente di Mario Draghi. Senaldi preferirebbe che i leader di partito non fossero della partita dei ministeri. Sostiene che “indebolirebbero l’esecutivo, ma non solo Salvini, anche Zingaretti e Di Maio. I leader forti di partito indeboliscono un po’ questo governo perché snaturano il significato di partenza, che è quello di un governo apolitico. Quindi secondo me non si può chiedere a Salvini di fare il ministro apolitico, così come non lo si può chiedere a Zingaretti o ad altri”.

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