I “dipendenti fannulloni vanno semplicemente licenziati”. Non può non tornare alla memoria questa frase pronunciata nel 2008 da Renato Brunetta, allora ministro dell’Innovazione e della Funzione Pubblica ed oggi ministro della Pubblica amministrazione. Il responsabile economico Forza Italia, parlamentare europeo dal 1999 e deputato dal 2008, professore di economia del lavoro, torna a palazzo Vidoni dopo 13 anni. Del premier Draghi ha detto di conoscerlo da una vita: quando era governatore di Banca d`Italia, lo vedeva tutti i mesi “per ragionare dello stato di salute del Paese”.
“Nel governo – ha detto in un’intervista – dovrà esserci ìl meglio del meglio: grandi manager, grandi scienziati e il Veneto ne è pieno, mi aspetto abbia una congrua rappresentanza. Draghi poi in fin dei conti è veneto”. Nato a Venezia, dove si è candidato sindaco nel 2000 e nel 2010, Brunetta da ministro ha riformato il sistema dei controlli interni dei dipendenti pubblici e istituito un sistema di valutazione del personale: i suoi obiettivi sono stati più trasparenza, più flessibilità, più mobilità. Ora dovrà fare i conti con la digitalizzazione della Pa, l’attuazione del lavoro agile, il rinnovo del contratto nazionale, la stabilizzazione dei precari. Temi su cui i sindacati non hanno esitato a scioperare a dicembre scorso.
