“Venduti”. Insulti al M5s, non si salva nessuno: tanto meno Crimi e Di Maio

Il blog di Beppe Grillo è chiuso ai commenti. Ma accuse e polemiche rimbalzano ovunque lo stesso. E senza risparmiare nessuno. Né Di Maio, un tempo esente dalla lapidazione di piazza digitale. Oggi nel mirino del sarcasmo al vetriolo dei militanti che, lungi dall’essere soddisfatti per la riconferma del suo vecchio incarico alla Farnesina, non risparmiano al delfino di Grillo sberleffi e ingiurie squadra di governo pentastellata in cui il buon Giggino è rientrato per meriti insondabili. Uno tra i tanti post risentiti, allora, tuona: «Una squadra che ha lottato per i propri interessi e tu per primo. Venduti».

E ancora: «È più digeribile la peperonata fatta a cena da mia suocera». E questi sono i più docili, inanellati uno in fila all’altro. In queste ore, infatti, avventurarsi nella rete e nel coacervo di insulti e parolacce che la intreccia, per i grillini significa percorrere una via crucis che porta inesorabilmente alla fustigazione collettiva. La discesa negli inferi dove si affastellano i malumori della base pentastellata è impresa facile e agghiacciante al tempo stesso. Ma ha il pregio di chiarire, una volta per tutte, qual è l’aria che tira nei cieli stellati. A partire dalla controversia tuttora in corso sulla formulazione del quesito referendario sulla partecipazione o meno al governo Draghi. Il cui esito è stato scagliato come una pietra sui giornalisti peccatori e cattivi. «Ma perché non scrivete che “le altre forze politiche” comprendono Salvini e Berlusconi? Il quesito assomiglia molto al quesito referendario di Renzi, ve lo ricordate vero…».

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