La nota pubblicata il 12 febbraio 2021 sul sito del Dipartimento delle Finanze evidenzia l’efficacia degli aiuti riconosciuti ai titolari di partita IVA. Sono soprattutto le PMI ad aver ottenuto i benefici maggiori nel corso del 2020, con risultati che, in alcuni casi, hanno consentito di registrare “avanzi positivi di liquidità”.
Senza gli interventi adottati nel corso del 2020 dal Governo, le imprese avrebbero sperimentato un deficit di liquidità pari a 103,2 miliardi di euro complessivi. I contributi a fondo perduto ed i ristori per le partite IVA rappresentano, secondo i dati pubblicati dal MEF, la misura di sostegno più efficace.
Meno positivo il bilancio dei risultati ottenuti dalla sospensione delle tasse, andata a beneficio anche di partite IVA con capacità contributiva positiva.
Il documento che analizza i risultati delle misure di sostegno alla liquidità delle partite IVA adottate nel corso del 2020 è stato pubblicato con un tempismo che non può certo dirsi casuale, e accompagna il passaggio di consegne dall’ormai ex Governo Conte bis al nuovo Governo Draghi.
La nota tematica n.5, “L’impatto della crisi COVID-19 sul fabbisogno di liquidità delle imprese”, è stata pubblicata sul sito del Dipartimento delle Finanze il 12 febbraio 2021, e promuove le misure adottate dall’Esecutivo guidato da Giuseppe Conte.
Per le imprese illiquide, la crisi da Covid-19 è costata un totale di 103,2 miliardi di euro, 94,6 per le società di capitali e 8,6 per le società di persone.
Le misure economiche adottate nel corso del 2020 hanno supportato anche le imprese che, sebbene non soggette a crisi di liquidità, hanno fatto i conti con un calo di fatturato dovuto alla crisi da Covid-19.

In totale, contributi a fondo perduto, ristori, sospensione delle tasse e moratorie hanno garantito una copertura pari a circa il 61% del deficit potenziale per le società di capitali e dell’82% circa per le società di persone.
Il Dipartimento delle Finanze evidenzia soprattutto l’efficacia di ristori e contributi a fondo perduto. La quota maggiore di risorse è andata ai comparti di turismo e cultura, seguiti dal commercio e dai servizi alla persona.

I ristori di alcuni costi fissi ed il contributo a fondo perduto si sono rilevati provvedimenti particolarmente efficaci per le partite IVA colpite dalla crisi di liquidità.
Meno efficaci invece le sospensioni e le esenzioni dal versamento delle tasse, andate a beneficio di imprese con capacità contributiva comunque positiva.
Solo il 30% delle risorse ha raggiunto imprese in potenziale deficit di liquidità (1,1 miliardi su 3,7 totali con riferimento alla sospensione dell’IVA; 1 miliardo su 3,2 totali con riferimento alla sospensione/esenzione di IRES e IRAP). Un dato analogo si evidenzia anche per le società di persone.
