Pasquale Tuccino Centrone, un ristoratore di Polignano a mare affetto da Sla, ha chiesto l’eutanasia nominando l’assessore pugliese alla Sanità, Pier Luigi Lopalco, e il governatore Michele Emiliano esecutori delle sue volontà. Lo rende noto il presidente dell’Ordine dei Medici di Bari, Filippo Anelli, che è anche Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo).
«Ci associamo – dice Anelli – ai reiterati appelli sui social di Pasquale Tuccino Centrone, che chiede un’assistenza domiciliare stabile e continuativa, al posto di prestazioni occasionali con professionisti sempre diversi. Chiediamo all’assessore alla sanità, Pierluigi Lopalco, e al Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di intervenire per fornire a lui, e agli altri pazienti cronici, un supporto professionale adeguato. Un Paese civile si misura, anche e soprattutto, sui servizi che riesce ad assicurare alle persone più fragili». Finora – conclude Anelli – gli appelli di Tuccino “sono valsi a poco: in cambio, ha ricevuto la visita di medici e infermieri per «prestazioni occasionali» di meno di un’ora. Tanto che, ieri, ha invocato l’eutanasia, nominando Lopalco ed Emiliano esecutori delle sue volontà».
«Lascia senza parole la drammatica esasperazione di questo paziente. Mi auguro si intervenga al più presto con i servizi sociosanitari adeguati. Tuttavia, non è una situazione paragonabile con quella di Dj Fabo perché questo estremo grido d’aiuto è una richiesta di assistenza per vivere dignitosamente più che una richiesta di assistenza per morire dignitosamente». Lo dichiara Mina Welby, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, in merito alla vicenda di Pasquale Tuccino Centrone, il ristoratore di Polignano a mare malato di Sla da 13 anni che ha chiesto l’eutanasia.
«La vita di un malato di Sla – prosegue Mina Welby – è pesantissima ed esasperante, non sentirsi supportati in questa situazione porta, soprattutto in un contesto come quello pandemico, a fare pensieri estremi. Pasquale Tuccino Centrone ha avuto il coraggio di parlare a nome di tanti, anche non pazienti Sla ma in simili condizioni, per chiedere aiuto. Ma non deve accadere che si pensi all’eutanasia per la carenza di servizi assistenziali specializzati a domicilio».
