La webtax? La pagano i clienti

A pagare la webtax sono i clienti dei colossi del web. Da ultimo, dopo diversi annunci di rincari, anche Google applicherà il costo delle nuove tasse sui servizi digitali ai clienti in Spagna e in Francia. Le web tax sono state introdotte in diversi paesi europei con lo scopo di pareggiare, almeno in parte, il carico fiscale irrisorio sopportato dai giganti del web rispetto alle società dell’economia tradizionale. Secondo le stime della commissione europea, i giganti del digitale versano in media il 14% di tasse in meno nell’Unione europea rispetto all’industria tradizionale. Tuttavia, le multinazionali del tech non sembrano intenzionate a limitare il proprio margine di profitto, andando così a coprire parte dei costi della nuova tassa su chi utilizza le piattaforme. Il potere monopolistico dei grandi gruppi del web viene quindi nuovamente messo in luce, facendo beffa dei governi che cercano di tamponare una situazione che con la pandemia si è ulteriormente aggravata. A pagare, per i giganti del web, ovviamente sono i cittadini.

I clienti con annunci in Spagna e Francia vedranno addebitata una tassa del 2% dal primo maggio 2021, ha informato l’azienda guidata da Sundar Pichai questa settimana in una dichiarazione. «Questa tassa aggiuntiva ha lo scopo di coprire parte dei costi associati alla tassa sui servizi digitali che è entrata in vigore in Spagna», ha detto Google Spagna in una dichiarazione. Le stesse misure saranno applicate in Francia, ha confermato Google che aveva annunciato a ottobre 2020 aumenti del 2% nel Regno Unito e del 5% in Austria e Turchia – rispecchiando la percentuale delle web tax entrate in vigore nei rispettivi paesi. Nel caso spagnolo, invece, l’aumento del 2% è inferiore all’aliquota spagnola del 3%.

L’azienda ha anche invitato i governi ad adottare un approccio internazionale in sede Ocse per tassare i grandi gruppi piuttosto che adottare misure unilaterali. L’Ocse sta lavorando con circa 140 paesi per negoziare le nuove regole del fisco internazionale e spera di raggiungere un accordo entro la metà di quest’anno.

La nuova tassa sui servizi digitali della Spagna, entrata in vigore a gennaio, richiede alle grandi aziende tecnologiche di versare una prelievo del 3% sul fatturato locale. Si applica alle aziende con un fatturato di almeno 750 milioni di euro a livello globale, con entrate di almeno 3 milioni di euro in Spagna, simile la webtax francese.

Amazon aveva già annunciato che addebiterà ai clienti una tassa aggiuntiva del 3% dal 1 aprile 2021 come risultato della tassa spagnola. Il gigante dell’e-commerce nel 2019 aveva inoltre preso decisioni simili in Francia, e successivamente anche nel Regno Unito. Apple ha detto l’anno scorso che avrebbe aumentato i prezzi in diversi paesi, tra cui Turchia, Regno Unito, Italia e Francia, in risposta all’introduzione di nuove tasse sui servizi digitali.

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