Brunetta: “Serve un ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione”

Un ricambio generazionale per dotare il Paese di una nuova classe dirigente pubblica in grado di cogliere le sfide del Recovery Plan. Chi è vicino alla pensione o non più motivato a rimanere nel settore pubblico sarà incentivato a uscirne per essere rimpiazzato da profili con alte qualifiche di formazione e elevata professionalità tecnica in modo che la p.a. del futuro non sia più costretta a cercare all’esterno competenze che potrebbe trovare al proprio interno.

Semplificazioni procedurali, da realizzare con un provvedimento ad hoc in arrivo assieme al decreto legge «Sostegni» che agevoli l’utilizzo del Superbonus 110% e la rigenerazione urbana. E non è da escludere una conferma per tutto l’orizzonte temporale del Recovery Plan (e quindi fino al 2026) della norma (molto contestata dalla Corte dei conti) che ha cancellato la responsabilità erariale per colpa grave fino al 31 dicembre 2021.

Niente più concorsi centralizzati, ma procedure di reclutamento digitali e focalizzate sui fabbisogni delle singole amministrazioni centrali e locali che saranno più facilmente individuabili grazie a una banca dati dei fabbisogni.

Il nuovo alfabeto da cui il ministro della p.a., Renato Brunetta, intende ripartire per mettere il settore pubblico al centro della ricostruzione post Covid del Paese, si concentra su accesso, buona amministrazione, capitale umano e digitalizzazione. Ossia i settori di intervento su cui la Commissione europea ha chiesto all’Italia un cambio di passo in vista del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il ministro ha illustrato le linee programmatiche del suo dicastero in audizione dinanzi alle commissioni riunite affari costituzionali e lavoro di camera e senato. Un programma ambizioso di riforme che Brunetta inizierà da subito a discutere con i sindacati. Oggi a Palazzo Chigi sarà firmato il «Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale» tra il governo e Cgil, Cisl e Uil. Mentre nei prossimi giorni saranno convocati i sindacati del pubblico impiego per avviare la tornata dei rinnovi contrattuali 2019-2021. Vediamo nel dettaglio le linee programmatiche illustrate dal ministro.

Sulle assunzioni, la Commissione Ue ha auspicato un cambio di passo «introducendo nuove risorse professionali in funzione dell’analisi e della programmazione delle competenze necessarie e non in base al principio della numerosità». Di qui la necessità di un portale unico per le procedure di reclutamento e uno per i processi di semplificazione, valorizzando la partecipazione dei cittadini e delle imprese e dedicando attenzione all’ingresso e alla carriera dei «dirigenti pubblici». Brunetta parte da un dato: tra il 2019 e il 2020 la p.a. italiana ha perso circa 190 mila dipendenti ed entro i prossimi 3-4 anni si prevede l’uscita di altri 300 mila lavoratori. Quest’anno, per la prima volta, ci saranno più pensionati ex statali (3 milioni) che dipendenti pubblici attivi e le amministrazioni più colpite da questa emorragia di personale saranno le regioni e gli enti locali. Per questo è necessario velocizzare i concorsi pubblici che restano troppo lenti (in media oltre 4 anni) e assumere profili tecnici (ingegneri, architetti, geologi, chimici, statistici, ecc.), ma anche competenze gestionali oggi non sufficientemente diffuse (project manager, performance e risk manager) necessarie per mettere a terra i progetti del Recovery Plan. Come attuare tutto questo? Abbandonando il modello dei concorsi centralizzati (con graduatorie a scorrimento e durate pluriennali) per realizzare procedure di reclutamento digitali e focalizzate sui fabbisogni delle singole amministrazioni centrali e locali. In questo percorso, ha annunciato Brunetta, «sarà valorizzato il ruolo del Formez, che verrà adeguatamente ristrutturato».

La buona amministrazione secondo la Commissione Ue dovrà essere perseguita semplificando le procedure e riformandole in vista della trasformazione digitale. In quest’ottica sarà essenziale dare piena effettività ai principi del silenzio-assenso e del «once only» (da garantire attraverso la piena interoperabilità delle banche dati pubbliche). Ma soprattutto, con specifico riferimento agli investimenti previsti dal Pnrr, «si dovranno eliminare i colli di bottiglia che rischiano di inficiarne l’attuazione». Brunetta ha annunciato che il governo è al lavoro su un primo provvedimento di semplificazioni che «consenta di rispondere rapidamente ai rilievi della Commissione europea». Tra i nodi da affrontare vi sono le modifiche della disciplina edilizia che agevolino l’utilizzo del superbonus del 110% e, più in generale, la rigenerazione urbana, e le ulteriori semplificazioni necessarie per accelerare la realizzazione della banda ultra larga e la transizione digitale. Mentre sulla responsabilità per danno erariale, limitata fino a fine 2021 ai soli casi di dolo, Brunetta propone l’idea di una proroga «per tutta la durata del Pnrr».

Sul capitale umano le parole d’ordine dell’Ue sono sviluppo delle competenze e delle carriere, formazione e misurazione dei risultati. Per raggiungere questi obiettivi Brunetta intende puntare sulla scuola nazionale dell’amministrazione (che sarà oggetto di rafforzamento e di accordi di collaborazione con università e business school italiane e straniere), sulla mobilità interna ed esterna alla p.a. e su un vecchio pallino del ministro: quella valutazione delle performance che ha costituito il clou della riforma che porta il suo nome, rimasta monca dopo la caduta dell’ultimo governo Berlusconi.

La digitalizzazione dovrà rendere la p.a. italiana più aperta alle esigenze dei cittadini, garantendo sinergie con le iniziative messe in campo dagli altri paesi. Le parole d’ordine saranno: riduzione dei tempi dei servizi, eliminazione degli adempimenti basati sui dati già disponibili, calibrazione sulle specifiche esigenze del cittadino e dell’impresa, rilevazione della soddisfazione del cliente rispetto agli standard di servizio indicati preventivamente.

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