“Parlare con Speranza è come parlare al muro”. Salvini: “vede solo rosso”

Matteo Salvini continua a non sopportare la presenza al Governo del ministro della Salute Roberto Speranza («dice solo rosso, rosso, rosso»), cui esprime comunque «vicinanza» per le minacce ricevute. Per il leader della Lega esiste una sorta di «salvinite», l’ossessione che di lui avrebbe la sinistra. «Se vogliono farmi perdere la pazienza – avverte -, si sbagliano di grosso». “Salvinite”, dunque. Prova ne sia, dice nell’intervista al Corriere della Sera, la polemica seguita alla sua trasferta a Budapest, dove ha incontrato i premier di Ungheria e PoloniaOrban e Morawiecki.

Polemiche che Salvini rispedisce al mittente accusando la sinistra di «ignoranza, provincialismo e soprattutto razzismo». E che costituiscono, a suo dire, la prova di «una campagna di odio politico e personale». Tanto più che la pandemia imporrebbe di parlare d’altro. Fuori dal Palazzo c’è il Covid e c’è soprattutto una nazione da rimettere in sesto. In fondo è per questo che è nato il governo: sconfiggere il virus e far ripartire l’economia. Sul punto Salvini morde il freno. Vuole mettere mano al “dossier ripartenza”, ma incrocia l’impenetrabile opposizione di Speranza. «L’ho incontrato – ricorda -, ma è come parlare ad una parete: vede solo zone rosse. Sarà un riflesso condizionato dalla sua storia».

È il motivo per cui ha chiesto di incontrare Draghi, con cui si è detto d’accordo nel riaprire le attività sulla base dei dati. «Ci sono intere regioni – ricorda il Capitano – in cui la situazione per fortuna è più tranquilla». E qui, aggiunge, «riaprire non è un capriccio di Salvini». Il capo del Carroccio ha tempo anche per parlare della legge sull’omotransfobia («temo possa introdurre una discriminazione») e della rifondazione della destra europea. Il suo obiettivo è un nuovo gruppo frutto della fusione tra Ecr e Identità e democrazia. Ma Giorgia Meloni ha proposto la confluenza nella grande famiglia dei Conservatori europei, di cui è presidente. Salvini dà appuntamento a maggio, mese in cui tornerà a riunirsi, a Varsavia, con ungheresi e polacchi. «Se ognuno fa un passo verso l’altro – confida al Corriere – possiamo creare un polo alternativo ai socialisti anche in Europa».

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