Rosy Bindi pronta a tornare nel Pd. Sembra affascinata dalla figura di Enrico Letta come leader, a quanto avrebbe rivelato a Lilly Gruber nella puntata di Otto e 1/2 «Andarmene – ricorda – non è stata una decisione presa a cuor leggero». Ma, aggiunge, «il Pd non mi diceva più niente, a me come a tante altre persone». Ora, invece, ne risente la voce. E siccome in politica nulla accade per caso, mettendo un poco in fila le cose, se ne può anche dedurre che il suo tempo da «osservatrice» non durerà a lungo.
«A pensar male – diceva Andreotti – si fa peccato, ma ci si azzecca». E noi pensiamo che a rinverdire la spenta vocazione di Rosy Bindi sia stato soprattutto il richiamo di Letta al Pd come «partito delle donne», cioè gestito soprattutto da donne. E quindi capigruppo di sesso femminile (Serracchiani e Malpezzi) per diktat del Nazareno, così come la vicesegretaria vicaria (Tinagli). Solo un inizio, ovviamente. E tutto lascia pensare che lo spazio che il “nuovo Enrico” (dopo Berlinguer) vorrà riservare all’«altra metà del cielo» non abbia confini.
Insomma, donne su e sempre più su, come nel magico sogno di Modugno. E su, ancora più su, praticamente più sopra di tutto e di tutti, c’è il Colle, quello politicamente più alto, il Quirinale. Rosy Bindi vi ha anelato a lungo. In sofferente silenzio come si conviene a chi sospira per amori belli e impossibili. Questo, però, è ieri. Ma ora la trasformazione del Pd in gineceo dischiude di nuovo il cuore alla speranza. «E se domani…e sottolineo “se”», cantava Mina. Appunto. Se domani Letta riuscisse ad organizzare una maggioranza a sostegno di una donna laddove oggi abita Mattarella, lei potrebbe riprendere a sospirare e a sperare. Dopo tutto, sognare non costa nulla. Nel frattempo, allertiamo i Corazzieri.
