Business migranti, Belpietro: “Perché alla sinistra danno fastidio le intercettazioni?”

Nell’editoriale di Maurizio Belpietro, direttore de La Verità, si scaglia contro l’indignazione che la sinistra sta dimostrando nei confronti delle intercettazioni sul business migranti.

In particolare Belpietro si riferisce alle intercettazioni a carico di vari giornalisti e della giornalista Nancy Porsia, collaboratrice di molte testate italiane e internazionali ed esperta in particolare di Libia. Circa 100 delle pagine di trascrizioni depositate dalla procura di Trapani. Indagini da cui è scaturita l’accusa di favorire l’immigrazione clandestina per alcune Ong. Con relativa richiesta di rinvio a giudizio per 21 persone.

“Siccome nel calderone delle intercettazioni è finita anche una giornalista pro migranti – scrive Belpietro –  fior di colleghi si sono schierati contro le indagini, chiedendo di censurare i magistrati che hanno osato ascoltare le riservatissime conversazioni. L’Ordine dei giornalisti, che da anni personalmente ritengo un ente inutile da abolire (in altri Paesi, dove la libertà di stampa è pure meglio garantita, non esiste), ha addirittura scomodato il presidente della Repubblica, chiedendone l’immediato intervento. Le proteste hanno pure smosso il Guardasigilli, Marta Cartabia, che a Trapani ha spedito degli ispettori del ministero allo scopo di accertare irregolarità”.

I giornalisti, secondo Belpietro, “sono cittadini come tutti gli altri e come tutti gli italiani – parlamentari esclusi da una garanzia costituzionale – possono essere intercettati. Questo dice la legge”. Ma soprattutto Belpietro sottolinea la contraddizione di una sinistra che prima rivendicava addirittura il diritto alla pubblicazione delle intercettazioni, mentre ora si scaglia contro la “violazione della privacy giornalistica, anzi in un attentato al segreto professionale, che non è previsto dalla legge, ma solo da un regolamento della categoria”.

Quindi Belpietro ricorda “molti miei colleghi che hanno patito l’invasività delle intercettazioni telefoniche. Non per un giorno, ma per mesi. Uno di questi è il bravo Gian Marco Chiocci, oggi direttore dell’agenzia di stampa Adnkronos: ogni sua conversazione telefonica, anche quelle private, fu ascoltata e trascritta e il privilegio di essere spiato non fu riservato solo a lui, ma anche ai familiari. La stessa cosa è capitata pure a un altro bravissimo cronista come Gianluigi Nuzzi, che fu pedinato per settimane e intercettato per altre. Anche nel suo caso, gli ascolti furono estesi alla cerchia di chiunque fosse in contatto con lui, al punto che perfino una conversazione tra la moglie e la parrucchiera della moglie fu «attenzionata»”. Eppure non accadde nulla. Oggi la casta dei giornalisti “che si credeva intoccabile” – scrive Belpietro – “scopre di essere come gli altri. Rossi di rabbia e pure di invidia nei confronti dei veri intoccabili: i magistrati”.

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