Il peggio della settimana: Grillo – Travaglio – Draghi

Questa settimana, sicuramente, al centro della discussione politica troviamo Beppe Grillo. Il vertice del Movimento 5 Stelle ha tentato in tutti i modi di difendere il figlio Ciro dalle accuse di stupro ai danni di una ragazza. “Ormai sono due anni che questa storia va avanti: se dovete arrestare mio figlio perché non ha fatto niente, allora arrestate anche me perché ci vado io in galera – ha dichiarato Grillo padre in un video caricato sul suo blog -. Voglio una spiegazione sul perché un gruppo di stupratori seriali non è stato arrestato. La legge dice che i violentatori vanno messi in galera, interrogati lì o ai domiciliari. Mio figlio e i suoi amici sono liberi da due anni: perché non li avete arrestati subito?”.

Queste le parole, in sintesi, che hanno sconvolto il web, tanto che il video dalle urla sguaiate è diventato virale non solo sui social, ma anche in Parlamento, dove Fratelli d’Italia ha chiesto ufficialmente di prendere provvedimenti per il cattivo esempio dato dal leader grillino, che ha mancato di rispetto alla vittima della presunta violenza subita e a tutte le donne che hanno subito lo stesso dramma.

Molti sono stati coloro che hanno condannato le parole di Grillo, persino tra i grillini, ma alcuni sono anche accorsi, invece, in difesa del comico pentastellato. Si tratta del giornalista Marco Travaglio, amico di Beppe, che lo ha pienamente compreso: “da padre di un ragazzo e di una ragazza, ho vissuto per anni nell’incubo che potesse accadere loro qualcosa in una serata alcolica. Quindi sì, un po’ mi sono immedesimato. Ora però molti lettori mi chiedono che ne penso. Grillo non ha sbagliato a difendere suo figlio. E fanno ribrezzo quanti, col ditino alzato, deplorano la sua rabbia: vorrei vedere loro, al suo posto”.

Gli errori sono altri – ha aggiunto Travaglio -, primo, far intendere che la consensualità del rapporto sessuale sia dimostrata dal ritardo di 8 giorni con cui la ragazza ha sporto denuncia: a volte possono passare anche mesi, e giustamente la nuova legge del ‘Codice rosso’ (firmata dal ‘suo’ ministro Bonafede e dalla Bongiorno) ha raddoppiato i tempi per le querele da 6 mesi a 1 anno”. Parole che hanno indignato tutti, soprattutto la presunta vittima dello stupro, la quale, a detta di Travaglio, avrebbe immediatamente dovuto denunciare. Il giornalista probabilmente ignora che ognuno può metabolizzare un trauma in modo diverso, e che magari abbia bisogno di qualche giorno per parlarne.

E sulla scena di questa vicenda scabrosa, intanto, il premier Mario Draghi presentava il Pnrr all’Europa, quando ancora nessuno ne aveva letto il testo in Italia, scavalcando senza troppe difficoltà le regole della democrazia. Ieri, infatti, il Presidente del Consiglio ha annunciato il ” disco verde” dall’UE al Recovery Plan. Il Parlamento italiano avrebbe dovuto discuterlo e approvarlo prima che questo fosse sottoposto dal Governo all’Europa. Dove è finita la sovranità popolare? Da Sergio Mattarella silenzio assordante.

CC

 

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