Il premier Mario Draghi apre il suo intervento sul Pnrr al Senato con una gaffe imbarazzante. Dice “Onorevoli deputati…” ma poi si riprende: “Ah sì, siamo in Senato…”.
Chiede scusa ai senatori, cercando di celare l’imbarazzo. E ha ripreso il discorso. Dopo aver sbagliato due volte, al terzo tentativo tutto è filato liscio. Si è rivolto correttamente ai senatori, ricevendo un applauso di “incoraggiamento”.
Insomma, ironia a parte, per essere il più importante discorso della legislatura, pronunciato da lui, Draghi, il migliore di tutti, a capo di un esecutivo di migliori, magari al testo poteva dare una sbirciatina. Uno come lui, abituato a volare alto in Europa, nell’alta finanza, nei consessi dove ogni parola ha una peso specifico, sconcerta un po’ due lapsus uguali uno di seguito all’altro. E’ vero, anche i fuoriclasse sbagliano i rigori. ma va ricordato che Draghi non è nuovo a “svarioni”: nel discorso per chiedere la fiducia a Palazzo Madama, prese una clamorosa gaffe sul Covid. Si impicciò con i numeri, che pure dovrebbe maneggiare con sapienza. “Da quando è esplosa l’epidemia – spiegava il neo-premier, ci sono stati (i dati ufficiali sottostimano il fenomeno) 92.522 morti; 2.725.106 cittadini colpiti dal virus, in questo momento 2 milioni sono i ricoverati in terapia intensiva“. L’aula rumoreggiò, i colleghi ministri lo “tirarono per la giacchetta” suggerendogli di correggere lo sfondone: “Duemila…”. “Sì sì scusate – si interruppe Draghi, imbarazzatissimo -. Due milioni…”. Errore-bis – evidentemente ama raddoppiare: ma stavolta si riprese subito e disse correttamente: “Duemila ricoverati”. Qualche senatore rise. Come oggi. Evidentemente è il Senato che lo mette in soggezione….
