Portento, ex amico di Grillo, lo fa fuori: “è disperato perché ha perso potere, non da padre”

«Giuse sente che sta crollando tutto, sta cercando disperatamente di prendere dei mattoni e metterli di nuovo uno sopra all’altro, ma non ha più il cemento per farlo. Non dovete credere a niente di quello che dice». A scendere a gamba tesa su Beppe Grillo, in un’intervista alla Verità, è uno che conosce bene il comico genovese, Orlando Portento. Ex marito della soubrette  Angela Cavagna,  mentore di un’ esordiente Beppe Grillo,  ha condiviso con lui la prima parte della carriera. Ci restituisce un ritratto oscuro e pieno di ombre del fondatore del M5S. Di cui non c’è da fidarsi. Mai.  Perché ? «Sono l’unico a non essersi lasciato impressionare dalla violenza di quelle immagini: Giuse, come lo chiamavamo nella nostra compagnia, è così. Dopo anni in cui si è sentito un padreterno, è uscito fuori l’altro lato di sé», dice Portento, descrivendo un Grillo bifronte. O forse “multiplo”.

«Ha reagito così perché dentro di sé ha tanti grilli. Tutti sono rimasti scioccati, per me nulla di nuovo. Grillo è così: quando si mette i caschi in testa, per esempio, vi prende tutti per il culo (…).  Fin quando lo prenderete sul serio, si divertirà a prendervi in giro». Che fosse stato un “attore” sulla scena politica è stato evidenziato dai fatti, dalle tanti “parti” recitate, una in contraddizione con l’altra. Il ritratto intimo che ne fa Portento che era con lui nella vecchia compagnia di Piazza San Martinez, nel quartiere genovese di San Fruttuoso, è molro oscuro. «Noi lo conosciamo cento volte meglio di tutti gli opinionisti, i parlamentari che hanno detto la loro in queste ultime due settimane. Che cosa ne sanno di Grillo tutti quei deputati e senatori che in questi anni sono stati soggiogati da lui? Che cosa ne sa Alessandro Di Battista, che dice di conoscerlo bene e di capire il dolore che prova? Ho scritto e ribadisco quello che penso, cioè che Grillo sia un impostore, nato e cresciuto da impostore. I grillini sono degli impostori in buona fede. Anni fa li ho ribattezzati “sonnambuli”».

 

Morale: qual è allora la spinta emotiva che lo indotto a registrare quel video ignobile e dissenntato? L’amore di un padre ? La risposta è ultimativa: no. «Mi dispiace, ma non ci credo. Non è vero nulla». «Lui non è addolorato, è incazzato. Voi confondete il dolore con la rabbia. Di fronte a quelle sue parole, c’è chi si è lasciato impietosire dall’immagine paterna. Lui è arrabbiato perché è crollata la sua potenza. Si trova perduto, non può più alzare il telefono e chiamare il presidente del Consiglio o il ministro della Giustizia, perché il vento è cambiato». Grillo si è beato del potere. «Credo si sia montato la testa, ergendosi a padreterno. Lui si sentiva l’uomo intoccabile, ricercato da tutti. Riceveva telefonate tutti i giorni e “ingrassava”. (…). Si nutriva e si nutre di questa adulazione, ma non si abbuffa più come prima. Sospetto anche io, come altri, che il cambio di passo politico abbia dato una nuova rotta anche all’inchiesta e lui si è sentito smarrito. A quel punto, ha tentato l’inconcepibile».

Ma non gli è riuscito, commenta Portento. Dunque, Grillo si è suicidato politicamente.  Più che il dolore potè la rabbia per il potere perduto. Infatti va giù pesante: «Beppe Grillo non è mai stato un padre- racconta a la Verità – . La domanda è: ha mai cambiato un pannolino ai figli? Lui non se ne rende ancora conto, ma ha sempre pensato solo ai soldi. È la sua cancrena». Per questo, chi lo conosce da anni non avrebbe scommesso una lira sulla bontà dell’uomo politico: ” Beppe Grillo della politica se n’è sempre fregato. Era una specie di ibrido, non gli è mai interessato nulla”. E quanto allo spirito del movimento prima maniera è lapidario: «Quando Grillo ha fondato la sua creatura, si contraddiceva già. Una volta erano favorevoli a certi tipi di battaglie, poi mollate per pura convenienza politica e personale. Non ci ho mai creduto fino in fondo. Non è possibile farlo quando di mezzo c’è Grillo, che reputa tutti delle beline, dei superficiali».

Il successo elettorale del movimento, nelle mani di uno così, è di un uomo solo – scandisce: «Quel genio di Gianroberto Casaleggio. Beppe ha avuto delle combinazioni mostruose nella vita, tutte favorevoli. Come si dice, meglio fortunati che ricchi». Era in declino professionalmente e ha trovato sul suo cammino Casaleggio e si è buttato in politica. «Ha capito che in quel modo avrebbe guadagnato le “palanche».

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