Vaccini, Europa sfida Biden: “Lo stop ai brevetti non è la soluzione”

L’apertura del presidente americano, Joe Biden, alla liberalizzazione dei brevetti dei vaccini contro il Covid-19 per aumentare la produzione mondiale aveva colto di sorpresa i leader europei. Si sono trovati, in un primo momento, a rincorrere la Casa Bianca. Ma il vertice informale di Porto è stato l’occasione per serrare i ranghi e adottare una linea comune. Anche contro la fuga in avanti di Washington i cui contorni – almeno per Bruxelles – restano ancora poco chiari data l’assenza di una proposta concreta.

La deroga alla proprietà intellettuale non è la soluzione magica per il breve termine ma siamo pronti a discuterne appena ci sarà una proposta concreta sul tavolo”, è il giudizio con cui è uscito il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, dopo il lungo confronto alla cena di ieri in cui – lui stesso ha ammesso – “sono emerse posizioni diverse”. Ma i Ventisette sono unanimi su un punto: il blocco all’export da parte dei Paesi produttori dev’essere rimosso. “Siamo l’unica democrazia che esporta in modo massiccio le dosi di vaccino; abbiamo avviato e sosteniamo molto l’iniziativa Covax. Incoraggiamo tutti i nostri partner a facilitare l’esportazione di dosi per condividere il più possibile i vaccini nel mondo”, ha aggiunto il leader Ue attenendosi al suo solito stile diplomatico.

 

 

Il presidente francese, Emmanuel Macron, è stato invece molto schietto e ha puntato il dito proprio contro l’America di Biden. “Chiedo molto chiaramente agli Stati Uniti di porre fine ai divieti di esportazione, non solo di vaccini, ma di componenti di questi vaccini, che ne ostacolano la produzione”, ha affermato. “L’Unione europea ha esportato il 50% della sua produzione, gli Stati Uniti il 5%, verso Canada e Messico“, ha criticato. Per il capo dell’Eliseo, che ritiene falso sostenere che i brevetti blocchino la produzione, quella della liberalizzazione è la quarta priorità. Prima arrivano l’export, l’aumento di produzione e le donazioni.

Sulla stessa linea la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che oggi al vertice si è presentata con il nuovo contratto siglato con Pfizer-BioNTech per 1,8 miliardi di dosi per i prossimi due anni. “L’Ue è la farmacia del mondo e aperta al mondo. Abbiamo esportato 200 milioni di dosi di vaccino, invitiamo gli altri a fare lo stesso. E’ il miglior modo per affrontare i colli di bottiglia”, ha esortato. Questo perché, il dibattito sui brevetti “non risponde al breve termine”. La sua strategia invece è fatta di tre punti: l’export, le donazioni con Covax, e l’aumento delle capacità produttive non solo nella propria regione ma anche fuori, in particolare in Africa. Cosa che l’Ue sta già facendo ad esempio in Senegal.

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