GUERRA ISRAELO PALESTINESE. UNO SGUARDO TECNICO

L’impressione presso il grande pubblico della guerra che si sta combattendo tra Hamas e Israele è quella della povertà e della miseria, contro uno stato avanzato che non rispetta nessuno. Non è così! A Gaza non ci sono disperati con la chiave della casa perduta appesa al collo, o bambini scalzi. Né tantomeno si possono addebitare ciecamente alla reazione dello stato di Israele le conseguenze della legittima volontà di sopravvivenza.
Dalla sua fondazione(1987) Hamas ha imparato dai propri errori e si è aggiornato sia politicamente che militarmente, usufruendo di finanziamenti da terze parti (sia di altri stati istituzionali, come l’Iran sia di cittadini che si sono radicati negli stati occidentali) formando un agguerrito esercito, ben equipaggiato con armi sofisticate di progettazione russo-sovietica ma di produzione locale o di paesi terzi. Questa forza si è evoluta arrivando ad un sistema che si compone anche di unità di incursori subacquei, cyberwarfare (guerra informatica), spionaggio, uso di droni, uso di forze speciali tutte con una missione unica e principale: sconfiggere Israele.
A Gaza è presente una struttura produttiva, in genere sotterranea (“economia del tunnel” che si avvale di collegamenti anche con l’Egitto), che utilizza buona parte dei finanziamenti che riceve per produrre armi. Non solo via terra, ma anche via mare con speciali contenitori galleggianti contenenti armi ed equipaggiamenti che vengono rilasciati al largo da imbarcazioni civili partite dal Libano od Egitto in punti studiati per sfruttare le correnti verso la riva. La cosa che colpisce sono i materiali usati per produrre le armi. Sono gli stessi usati nell’edilizia e nell’agricoltura, ma da qui distratti per scopi militari (tubature di acciaio e alluminio, saldatrici, sostanze chimiche). La nuova tattica vista di recente prevede che i razzi che vengano lanciati con un nuovo scopo: saturare il sistema missilistico difensivo, aumentando la probabilità di colpire il territorio israeliano. Non solo con la finalità di colpire obbiettivi militari, bensì di creare il terrore e la paura tra gli israeliani e indurre il governo ad una macroreazione, tentando di alimentare la mai perduta ambizione di portare tutto il mondo arabo contro Israele (la tattica fallimentare di Saddam Hussein durante la guerra del golfo). In alcune città israeliane come Lod, pare si sia riusciti nell’intento. Nel 2014, secondo Panorama, i razzi di Hamas avevano un costo di 800 euro al pezzo. Ad oggi si può ipotizzare un costo di 1000 euro a pezzo. Su circa 3000 razzi lanciati da Hamas parliamo di 3 milioni di euro. Senza considerare i costi di addestramento e stoccaggio del personale. Considerando che Hamas impara dagli insuccessi, se non sarà la politica ad intervenire, ci ritroveremo tra non molto ad un’escalation che vedrà coinvolti sempre più gli indifesi.

MDN

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