Durante la puntata di Quarta Repubblica, il sociologo Luca Ricolfi interviene in merito alla libertà di pensiero e al ddl Zan. Il sospetto – condiviso da molti – è che la libertà di parola sia in pericolo, finita nel mirino della sinistra e dalla teoria del pensiero unico, di quella “cancel culture” che, partendo dagli Stati Uniti, sta conquistando anche il Vecchio Continente in un vortice censorio dai contorni inquietanti.
E questa inquietudine, Ricolfi, mostra di condividerla a tutto tondo. Parole nette, chiare, esplicite e dall’enorme peso specifico quelle del sociologo. “Io sono in imbarazzo – premette -: sono culturalmente di sinistra ma riconosco che la libertà di pensiero oggi è migrata da sinistra a destra“, ammette. Nulla di più vero: ogni tentativo di zittire chi la pensa in modo diverso da loro, chi la pensa in modo “sbagliato” (secondo loro, ovviamente), arriva da sinistra.
E ancora, parlando nel dettaglio del ddl Zan contro l’omotransfobia, ecco che Ricolfi puntualizza: “Il ddl Zan è configurato come un cavallo di Troia. Si introducono articoli che non sono necessari a tutelare i diritti degli omosessuali”, conclude. Tesi condivisa a più latitudini anche a destra e anche da gran parte di un mondo omosessuale che riconosce come la giustizia italiana abbia già a disposizione tutti gli strumenti possibili per combattere le discriminazioni.
