Lo strappo tra l’allenatore salentino e la squadra campione d’Italia ha un solo motivo: taglio dei costi.
Antonio Conte non è più l’allenatore dell’Inter. Dopo aver riportato nella Milano nerazzurra lo scudetto che mancava da undici anni il mister dei miracoli chiude le valige e toglie il disturbo, lasciando il suo posto a Simone Inzaghi.
Atteggiamento già adottato a Bari e alla Juventus, per Conte non è una novità lasciare il club dopo aver vinto.
Sono ormai tanti i tifosi che sui social hanno criticato il suo modo operandi, alcuni lo hanno definito mercenario.
Il calcio è molto meno romantico di quello visto dagli occhi dei tifosi, innamorati dei propri colori, delle proprie bandiere, dei loro leaders.
Il football è puro business e soprattutto quadratura di conti! Ed è quello che è successo in casa Inter dove presidente Steven Zhang è stato costretto ad annunciare il taglio di costi e la cessione di qualche pezzo pregiato per ovvi motivi di bilanci. È stato questa la causa principale del divorzio tra conte e l’Inter.
Proprio l’aspetto finanziato aveva spinto l’Internazionale ad accettare il progetto Superlega, che ha abbandonato dopo il primo richiamo ufficiale della Uefa, e le dichiarazioni rilasciate dall’ AD nerazzurro Beppe Marotta non lasciano spazio ad interpretazioni: “La Superlega è stata un atto di grande disperazione di 12 club a causa della mancanza di sostenibilità del sistema”.
Parole inequivocabili che mettono a nudo il mondo del calcio ovattato.
E allora perché criticare Antonio Conte? Perché prendersela con un professionista che conosce i suoi obiettivi e che sa esattamente come centrarli?
Perché l’Inter, come altri top team europee, è scappata dalla Superlega, progetto che avrebbe dato ossigeno finanziario alla società?
Se dopo undici anni di mediocrità e zero “tituli”, parafrasando l’ultimo allenatore che ha vinto nella Milano nerazzurra, l’Inter è tornata a sollevare trofei lo deve al Conte e al suo metodo “mercenario”.
Beppe Magrone
