Giuseppe Conte sembra avere la memoria corta in merito all’operato di Domenico Arcuri, ex commissario all’emergenza sanitaria. Lo difende, dice che è stato vittima di «critiche ingenerose».
Per Conte non si può fare un paragone tra Arcuri e Figliuolo. «Sono situazioni incomparabili. Arcuri – ha sostenuto Conte – ha fatto un lavoro straordinario. Nonostante critiche ingenerose e spesso strumentali, ha permesso all’Italia di partire con il piede giusto nella fase in cui dovevamo fare i conti con la mancanza dei vaccini e comunque anche allora eravamo tra i primi in Europa». «La situazione – ha aggiunto Conte – oggi è molto diversa, Figliuolo e le Regioni stanno efficacemente completando la campagna vaccinale».
Dunque, cancellati con un colpo di spugna il disastro delle Primule, delle indicazioni confusionarie alle Regioni, delle mascherine e dei banchi a rotelle, solo per citare i fallimenti più noti che portano la firma del super commissario. Su come sia potuto venire in mente a Conte di lanciarsi in una valutazione così priva perfino di chiaroscuri sulla gestione commissariale di Arcuri, molte ipotesi si possono fare. Certo è che a portare avanti una difesa a oltranza di questo tipo ci sono rimasti praticamente solo lui e Marco Travaglio.
E, non a caso, anche oggi, nell’ambito di due paginate che Il Fatto quotidiano ha dedicato al professore che sarebbe «pronto a sfidare Draghi», si legge che Conte dovrebbe far valere «il merito di aver portato l’Italia fuori dalla pandemia». Intanto, però, giusto oggi Figliuolo ha comunicato che il valore medio del target delle vaccinazioni richiesto alle Regioni per questa settimana è di 550mila dosi, perché la «pianificazione è alla base della sostenibilità della campagna vaccinale».
