La “e” ribaltata (ə) per la giornalista Michela Murgia è indispensabile per non discriminare nessuno. In una parte de l’Espresso infatti scrive: “Il grande equivoco del femminile scambiato per femminismo. Una donna a capo di un partito che affonda le sue radici nella tradizione fascista non solo non dovrebbe compiacere nessunə (ecco lo schwa) che abbia a cuore l’emancipazione femminile, ma impone anzi di far scattare una serie di allarmi ulteriori rispetto a quelli che già trillano per questioni di tutela dei valori democratici”, verga la scrittrice che dopo qualche riga spara un “convintə” davvero poco convincente.
“L’italiano inclusivo, secondo questa proposta, introduce semplicemente una nuova vocale al singolare e una al plurale per declinare le parole in modo inclusivo, ovvero non connotato per genere. Queste due lettere, per i motivi indicati nella pagina Com’è nato, sono la schwa, “ǝ”, al singolare, e la schwa lunga, “з”, al plurale. Ogni parola che si declini al maschile e al femminile – articoli, pronomi, sostantivi, aggettivi, participi passati – può essere così declinata anche in modo non connotato per genere. Quindi, ad esempio, la parola maestra / maestro può essere declinata come maestrǝ. Questo è ancora più importante al plurale, dove in italiano purtroppo si usa il cosiddetto “maschile inclusivo” per nominare una collettività di persone di generi misti e che, invece, è tutt’altro che inclusivo in quanto invisibilizza la presenza di persone di genere diverso dal maschile all’interno del gruppo. In questo caso, quindi, ci si potrà riferire a un gruppo misto di maestri e maestre non con il maschile inclusivo maestri ma con il termine davvero inclusivo maestrз”. Capito? Facile no. Siete tuttǝ (o tuttз) avvisatǝ (o avvisatз).
