G7, Boris Johnson incontra Joe Biden: uniti nonostante gli attriti post-Brexit

È cominciata con sorrisi, battute e una passeggiata in riva al mare la kermesse del G7. O meglio: il summit dei Grandi del Mondo comincerà venerdì 12 giugno ma già nella serata di giovedì, a Carbis Bay, la pittoresca cittadina in Cornovaglia che ospiterà il ritorno in presenza dei leader a un summit, si è avuto un assaggio con il primo bilaterale: l’incontro tra il padrone di casa, Boris Johnson, e il presidente Usa, Joe Biden. E i due leader hanno dato sfoggio di unità malgrado il nodo Nord Irlanda; anzi, il premier britannico ha salutato Biden come “una boccata d’aria fresca” e si è detto “ottimista”.

Sulle rive del mare, accanto alle rispettive mogli (Johnson è fresco di terze nozze con Carrie Symonds), i due hanno subito convenuto di avere molto in comune: sono sposati con mogli “migliori” di loro. Ma al di là delle battute, quando poi i due si sono ritrovati da soli, nel faccia-a-faccia è stata riaffermata la “relazione speciale” tra i due Paesi e -come ha detto Bojo- si è convenuto che “c’è tanto da fare insieme, sulla sicurezza, sulla Nato, sul cambiamento climatico”.

I due hanno anche firmato una versione aggiornata della Carta Atlantica, ispirata a quella siglata dai loro predecessori, Franklin Delano Roosevelt e Winston Churchill, ma adattata alle sfide del ventunesimo secolo.

Ma gli attriti ci sono, al di là dei convenevoli, e il nodo è quello relativo ai commerci nel Mare d’Irlanda. Il presidente Usa, irlandese e orgoglioso di esserlo (oltrechè oppositore della Brexit) è preoccupato che il braccio di ferro tra Regno Unito e Ue sulle relazioni post-Brexit metta in pericolo la stabilità e la pace assicurata dall’Accordo del Venerdì Santo.

Proprio oggi si è saputo che Biden ha addirittura chiesto una demarche, una reprimenda diplomatica formale, passo decisamente raro tra Paesi alleati, nei confronti del Regno Unito: il 3 giugno, l’incaricato d’affari nel Regno Unito, Yael Lempert, ha incontrato il capo negoziatore britannico per la Brexit, David Frost, e ha accusato il governo Bojo di “infiammare” le tensioni in Irlanda del Nord e nell’Unione Europea con la sua opposizione ai controlli nei porti nordirlandesi.

Mercoledì 10 giugno sono falliti i colloqui tra Frost e Maros Sefcovic, vicepresidente dell’Ue, per risolvere la disputa. Johnson ha ipotizzato più volte che potrebbe far scattare l’articolo 16 del Protocollo – una misura d’emergenza che consente al Regno Unito di ignorarne alcune parti – se l’Ue non scende a compromessi, ma una tale mossa segnerebbe la fine dei tentativi di arrivare a una soluzione.

Lo stesso presidente francese Emmanuel Macron ha lamentato il mancato rispetto degli accordi e ha sottolineato che nulla è più rinegoziabile. Alla domanda se Biden lo avesse esortato a risolvere i problemi relativi al Protocollo, Bojo è stato netto: “No, non l’ha fatto. L’America, il Regno Unito e l’UE vogliono una cosa che tutti noi vogliamo: mantenere l’equilibrio del processo di pace. È un terreno assolutamente comune. Sono ottimista che possiamo farcela”.

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