La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non tollera la legge ungherese anti-Lgbt che “usa i bambini come pretesto per discriminare gli omosessuali” è “una vergogna“. E ha quindi lanciato l’ultimatum: “Se non cambia rotta, agiremo“. “Non possiamo stare in disparte”, ha annunciato davanti agli eurodeputati che oggi hanno dibattuto per ore sull’Ungheria e sullo stato di diritto.
Secondo quanto si apprende da AGI, da Budapest non si sono fatte mancare le risposte. E il tono non è stata da meno. “Non ritireremo la legge, anzi la difenderemo”, ha replicato la ministra della Giustizia, Judit Varga. Il portavoce del premier Viktor Orban, ha definito il dibattito a Strasburgo “una parata da circo, un nuovo livello di imperialismo coloniale e morale, un attacco all’Ungheria e Orbanofobia” e il capo di gabinetto del premier ha denunciato “una campagna senza precedenti da parte dell’Ue” e rammentato che “Bruxelles non può dire chi dovrebbe crescere i bambini e come”.
Sia von der Leyen che il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, hanno confermato la vincolante relazione tra fondi Ue e il rispetto dello stato di diritto da parte dei Paesi beneficiari. “Tra le altre cose, questa legge stabilisce che i film, le informazioni e le pubblicazioni con raffigurazioni di lesbiche e gay non possono più essere mostrati a bambini e giovani di età inferiore ai 18 anni in Ungheria. E si presume che queste informazioni abbiano un impatto negativo sullo sviluppo fisico e morale dei minori. Questa legge mette l’omosessualità e il cambio di sesso alla pari con la pornografia. Questa legge usa la protezione dei bambini – per cui tutti siamo impegnati – come pretesto per discriminare gravemente le persone a causa del loro orientamento sessuale”, ha detto von der Leyen nel suo intervento in aula.
