Nello scenario del “peggio” politico di questa settimana ci sono da una parte i migranti che sbarcano senza sosta sulle coste italiane, dall’altra la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, che come al solito rimane a braccia conserte a guardare. Neanche un mese fa il ministro tuonava in televisione che era esagerato parlare di emergenza. I dati dicono il contrario: 3.600 sbarchi al 28 luglio 2019, poi con l’arrivo del ministro gli sbarchi sono saliti a 12.999 nel luglio 2020, per arrivare ai 27.474 sbarchi di quest’anno. Con Lamorgese gli sbarchi si sono quasi decuplicati.
La beffa è che continui a parlare di vaghe interlocuzioni coi paesi nordafricani coinvolti, eppure quando doveva blindare gli italiani nelle case ha usato il pugno di ferro con 70mila agenti e i droni. “Avremmo preferito il contrario: pugno di ferro coi migranti e le interlocuzioni con gli italiani”, lamenta Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia. E adesso, con il Green pass, la ministra è tornata a vessare gli italiani promettendo multe salate sulle trasgressioni delle regole. Presto torneremo a vedere cittadini braccati da droni mentre corrono o fanno attività atletica, imprenditori ed esercenti vessati per non aver scansionato il Qr code a qualche cliente. Tutto questo mentre gli sbarchi di immigrati clandestini proseguono indisturbati.
Insieme agli sbarchi aumentano esponenzialmente anche le truffe sul Reddito di Cittadinanza. Sono bastati due mesi di controlli serrati ai carabinieri di Agrigento per portare alla luce decine di furbetti del reddito di cittadinanza. 77 le persone che percepivano indebitamente il sussidio statale, quasi tutti consapevoli di non averne alcun diritto. Lo sapevano molti pregiudicati, alcuni finiti agli arresti domiciliari, dediti allo spaccio di stupefacenti o a reati contro il patrimonio come furti e scippi.
Ennesimo scandalo sul reddito grillino dopo i controlli dei carabinieri della compagnia di Civita Castellana. Sono stati denunciati un uomo di 59 anni e una donna di 57 anni. Per aver falsamente attestato la residenza in altro comune. E per non aver comunicato l’instaurazione di rapporti di lavoro subordinato. A Nepi, invece, i carabinier hanno denunciato una donna di 66 anni. Di origini filippine. E un uomo di 54 anni di origini algerine. Entrambi residenti a Nepi. Per aver attestato falsamente la composizione del nucleo familiare. E non aver mai comunicato i rapporti di lavoro dipendente. Il tutto nel silenzio di Luigi Di Maio, che insieme a Giuseppe Conte ha lanciato con grande entusiasmo la misura di assistenza al reddito che, più che aiutare la povertà, ha incrementato la criminalità.
Intanto continua il dibattito sul Ddl Zan e il servizio pubblico della Rai decide di spingere sulla propaganda gay e l’utero in affitto, tramite il programma Amore in Quarantena. Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione in Vigilanza Rai contro lo scandalo andato in onda sabato pomeriggio su Rai 1. «Ricordiamo al servizio pubblico, a Rai 1, al direttore Stefano Coletta, al conduttore e agli autori del programma che in Italia l’utero in affitto è un reato sancito dalla legge 40. E che lo si commette anche se si pubblicizza la pratica della surrogazione di maternità. È vergognoso che sul servizio pubblico possano succedere queste cose, in palese violazione di una legge italiana». Questa la nota del presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
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