Nessuno credeva che a gestire il comprato istruzione potesse arrivare un ministro peggiore di Lucia Azzolina, ma con l’arrivo di Patrizio Bianchi ci siamo tutti disillusi. Governatori, presidi, insegnanti e studenti sono ancora in attesa di scoprire i dettagli del suo piano per esorcizzare lo spettro di un autunno scandito dall’eterno ritorno della Dad. Nel frattempo è l’ex coordinatore del Cts Agostino Miozzo a scolpire in lettere di fuoco (sulla Stampa di ieri) la generale sfiducia nei confronti del ministro smarrito: «Rendendo opzionale il metro di distanza oggi rischiamo di vanificare tutti gli sforzi fatti negli ultimi mesi… il rischio è di tornare alle cosiddette classi pollaio…».
E ancora: «Mi sarei aspettato di vedere qualcosa di più sulla medicina scolastica, sulle ipotesi di emergenza… Che succede se abbiamo uno o più casi positivi in una classe? Non è sufficiente dire che si rimanda la soluzione alle strutture sanitarie del territorio». Non bisogna dimenticare che Bianchi è stato il coordinatore della task force messa in piedi dalla Azzolina per fronteggiare le prime ondate dell’emergenza Covid, sicché ha già avuto modo di dimostrare la propria inadeguatezza.
La situazione non è affatto migliorata: corpo docenti lacunoso, aule strapiene, sistema dei trasporti insufficiente e linee guida caliginose. Dal 2020, a tale cronico deficit amministrativo si aggiungono i riverberi foschi della pandemia e ondate di promesse disattese.
