In un’intervista a La Stampa la ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa parlando dell’obbligo del green pass per gli universitari ha affermato:
«Senza l’obbligo, il rientro non sarebbe avvenuto nella massima sicurezza. Abbiamo potuto introdurre una misura come questa grazie al fatto che nelle università la didattica è mista, sia in presenza che a distanza, quindi garantire l’accesso negli spazi solo a chi ha il green pass permetterà comunque di non lasciare nessuno indietro, al contrario di quanto avviene a scuola». E poi aggiunge: «Contiamo sul fatto che gli studenti si vaccinino. In realtà spesso non è che non vogliano ma hanno priorità diverse. Speriamo che il green pass all’università li convinca a fare questo che non è altro che un atto altruistico. Ancora una volta l’università fa da apripista».
A scuola, sui minori di 18 anni, nonostante le insistenze di una parte del governo, non è passata la richiesta di prevedere l’obbligo di vaccinazione. «Noi ministri ci siamo sentiti di arrivare fin qui e prevedere l’obbligo per gli studenti universitari in base alla situazione attuale della curva epidemiologica. Bisogna poi seguire l’evoluzione dell’epidemia e su quella base decidere se rivedere le misure adottate e estendere l’obbligo anche agli studenti al di sotto dei 18 anni», conclude Messa.
In un’intervista al Corriere della Sera, poi ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi va all’attacco. Riferendosi alle dichiarazioni della Uil secondo cui imporre il green pass per decreto è “uno schiaffo al personale” replica: «Il green pass non è assolutamente uno schiaffo al personale della scuola e mi dispiace che qualcuno lo abbia interpretato così».
