Il peggio della settimana: Letta – Lamorgese – Speranza

Nonostante il clima sia di festa, essendo oggi Ferragosto, non possiamo risparmiarci dal fare le pagelle dei peggiori della scena politica durante questa settimana. Al primo posto troviamo Enrico Letta, che da giorni spinge l’acceleratore sullo Ius soli in un momento in cui le priorità degli italiani sono volte solo ed esclusivamente alla ripartenza. Il leader del PD è sempre più anima in pena sul tema cittadinanza. Salta da campione a campione e riceve uno “schiaffo ” da Marcell Jacobs (“Lo ius soli? Mah, non lo so, non voglio essere un simbolo. Io corro”) dopo un tentativo di strumentalizzarlo.

Poi ci riprova con un altro atleta azzurro, Eseosa Desalu, altro centometrista della staffetta 4×100 che alle Olimpiadi è valsa l’oro per l’Italia. Nel salottino di In Onda il segretario Pd ha tirato fuori dal cilindro un altro nome per fare da sponsor alla sua campagna estiva sullo ius soli. In quell’occasione ha infatti affermato: “Gli sbarchi non c’entrano nulla con la legge sulla cittadinanza: la legge che noi proponiamo è per coloro che sono nati in Italia, cresciuti in Italia e che hanno fatto la scuola in Italia. Esattamente come Eseosa Desalu, il giovane che ha vinto la medaglia d’oro nella staffetta olimpica”, rendendo evidente il suo stato di disperazione pur di portare avanti le sue ideologie, lontane anni luce dalle esigenze dei cittadini alle prese con la pandemia.

Anche la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha ripreso la questione dei nuovi italiani invitando a “una sintesi politica”. Sul punto ha affermato “È una partita prettamente parlamentare”. Queste parole hanno fatto infuriare la destra, e Matteo Salvini in particolare, che ha preso Lamorgese come bersaglio. L’attacco del leader leghista riguarda soprattutto la gestione degli sbarchi (“stiamo tornando ai numeri disastrosi di qualche anno fa”), con l’accusa alla responsabile del Viminale di essere “assente e confusa”, però investe anche l’apertura sullo ius soli.

E che dire di un altro dei “migliori”, il ministro della Salute Roberto Speranza? Questa settimana ha lanciato un appello alle Asl, affinché garantiscano il suicidio assistito, ribadendo l’urgenza di una legge in materia di fine vita. Peccato che al ministro sfugga qualcosa. Quando la Corte costituzionale, con la sentenza n. 242/2019, è intervenuta sull’art. 580 del codice penale, ha stabilito delle condizioni di non punibilità per condotte di aiuto al suicidio: queste comunque integrano un reato, pur se poi l’autore va esente da responsabilità se il giudice valuta sussistenti le opinabili circostanze indicate dalla Consulta. In pratica Speranza ha sollecitato le ASL alla consumazione di quello che resta pur sempre un delitto.

CC

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