Intervista a La Stampa di Giorgia Meloni
A quasi due anni dall’inizio dell’epidemia, come hanno funzionato l’Europa sanitaria e quella economica? Senza la Bce tanti Paesi avrebbero oggi tassi d’interesse duri. «L’Europa sanitaria non c’è stata, è mancata una gestione coordinata dei contagi e dei decessi, di fatto dunque è mancato il piano pandemico comune di cui chiesi conto all’allora premier Conte già nei primi giorni del lockdown. Per non parlare dei ritardi sui vaccini. Quanto alla Bce, ha attuato una politica monetaria espansiva comprando titoli di Stato delle nazioni più esposte, ossia quanto noi conservatori, i famosi antieuropeisti, sosteniamo da tempo. Il Recovery è uno strumento giusto, anche se nel corso del negoziato è stato ridimensionato, sbilanciandosi verso la componente dei prestiti invece di quella a fondo perduto. Adesso guardiamo avanti: a gennaio 2023 torneranno le regole di austerità. Spero che su una urgente modifica del patto di stabilità, Draghi e la sinistra italiana siano d’accordo con noi».
A proposito di Green Pass: da che parte sta la scettica Lega, laddove la linea del governo è chiarissima e oggi con Draghi ipotizza l’obbligo vaccinale? «Credo che Salvini faccia bene a difendere una posizione ragionevole che condivide con noi e che è condivisa dalla maggioranza dei Paesi europei. Su questo tema c’è confusione e malafede. Io, che ricevo le minacce dei no Vax pur essendo vaccinata, vengo bollata come no Vax. Sono stata da subito a favore del Green Pass così com’è stato immaginato in Europa e com’è usato ovunque, ad eccezione di Italia e Francia. È uno strumento che deve consentire la libera circolazione e non deve essere utilizzato per introdurre surrettiziamente l’obbligo vaccinale con scelte ridicole che non hanno alcuna base scientifica e alcuna efficacia per fermare il contagio. Perché viene imposto sul treno ad alta velocità e non in metro? Sono contraria al Green Pass all’italiana, ma basta sollevare un’obiezione di buonsenso e si passa per negazionisti».
