“Per gli Stati europei ‘il problema e’ fra l’essere uniti o scomparire’. Lo scriveva nel 1954 un grande statista liberale e cattolico come Luigi Einaudi. Intuizione profetica la sua cosi’ sembro’ allora, ma che appare oggi drammaticamente attuale e profondamente vera di fronte ai nuovi scenari internazionali che anche la crisi afghana fa presagire e temere. Noi che, come lui, siamo liberali e cristiani, proprio per questo siamo convintamente e profondamente europeisti”. È quanto si legge nel terzo intervento dedicato all’Europa del presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, sul Giornale.
L’identita’ europea, spiega Berlusconi, “dev’essere alla base del processo di integrazione europea, per consentire all’Europa di tornare a svolgere un ruolo attivo nel mondo, attraverso un’unica politica estera, supportata da uno strumento militare comune, quindi un esercito europeo di dimensioni credibili, tecnologicamente avanzato e in condizione di operare sotto la guida di un’unica autorita’ politica europea”.
“L’Europa si e’ dimostrata drammaticamente impotente di fronte a scenari tragici come quello dell’Afghanistan, nel quale abbiamo solo potuto prendere atto degli errori di diverse amministrazioni americane, senza avere ne’ la capacita’, ne’ la forza politica, ne’ lo strumento militare per svolgere un ruolo autonomo e attivo – aggiunge Berlusconi – Certo, il mantenimento di una stretta alleanza con gli Usa, ma anche un ritrovato rapporto con la Russia – recuperando lo spirito di Pratica di Mare dovranno essere le costanti per il futuro, per fronteggiare e resistere alla sfida globale della Cina, ma non possiamo piu’ immaginare di delegare le scelte di politica estera e di sicurezza e la loro attuazione soltanto agli Stati Uniti. Del resto, gli europei nel 1950 erano il 21.7% della popolazione mondiale. Nel 2000 sono scesi al 12.2%. Basterebbe questo dato demografico a spiegare perche’ solo unita l’Europa puo’ sperare di avere un ruolo da protagonista nel mondo. (Secolo d’Italia)
