Riparte la scuola. Suor Alfieri: «Un gran bisogno di normalità, senza imposizioni»

Green pass e obbligo di vaccino, oltre ad essere questioni attualissime, sono argomenti che stanno infiammando gli animi e sono ormai alla base di non poche tensioni. Prendiamo ad esempio la misura ipotizzata per le scuole e che andrebbe a colpire i diversi operatori scolastici, insegnanti, personale ATA e amministrativi: per chi non ha il green pass sono previste sanzioni amministrative da 400 a 1000 euro e la sospensione dal servizio dopo il quinto giorno. Nonostante ciò è già una vera e propria corsa contro il tempo per mettere a disposizione delle scuole una piattaforma automatizzata per il controllo quotidiano dei green pass del personale scolastico. Ma il green pass è davvero la soluzione che garantirà un rientro in sicurezza? Abbiamo voluto sentire, a riguardo, il parere di chi, come suor Anna Monia Alfieri, della scuola e della libertà educativa ha fatto la propria missione.

 

Innanzitutto, cosa pensa del green pass obbligatorio per il personale scolastico?

«Sicuramente è uno strumento da perfezionare, poiché bisogna chiarire i suoi processi applicativi, pensiamo al fatto che il Green Pass è richiesto nei treni ma è di difficile controllo negli autobus che ripartono con l’80% di capienza. Nonostante ciò credo che i danni prodotti dai mesi di restrizioni e Dpcm ci abbiano confermato che l’unica strada è agire, ma non sulla libertà. Non credo all’imposizione. Gli obblighi non producono mai quei risultati che solo un senso di responsabilità personale che apre alla corresponsabilità riesce ad ottenere. In estrema sintesi quindi credo che tre siano gli ordini di manovra: innanzitutto puntare sulla libertà del singolo. Questa necessariamente se è adulta apre alla responsabilità personale e alla presa in carico dell’altro, al senso della collettività; dopodiché bisogna investire risorse per informare i cittadini, per dare loro gli strumenti per orientarsi, ascoltando anche le legittime paure e resistenze. Di costrizione alla lunga si muore, e muore il senso civico perché comunque ci sarà sempre l’escamotage che disattende il risultato sperato; infine bisogna richiamare, forse, a quel senso di comunità che il Covid ha reso quanto mai necessario ma che forse il senso di individualismo aveva sacrificato. Svariate sono infatti le paure che ciascuno di noi può avere, quindi occorre agire su queste ritrovando le ragioni ultime che ci muovono. Chiaramente è necessario un grosso lavoro di informazione e di dialogo con i cittadini

Suor Anna, lei è definita la paladina della libertà di scelta educativa, negli ultimi 19 mesi la sua attività si è fortemente intensificata affinché la scuola in Italia possa ripartire al 100% per tutti. Il futuro del Paese dipende dalla scuola – ha più volte dichiarato. Aiuti i nostri lettori a capire a che punto siamo con l’anno scolastico che si apre in questi giorni, in molte regioni in particolare oggi?

«La scuola riparte. E questo è un dato di fatto. Negli ultimi mesi tutti abbiamo lavorato perché lo slogan “scuola in presenza” non rimanesse solo uno slogan ma divenisse una realtà. I cittadini hanno, infatti, compreso che la scuola è il luogo del sapere, il luogo in cui i nostri ragazzi maturano la capacità di riflettere, non imparano semplicemente delle nozioni (per questo basterebbero i tutorial) ma imparano ad argomentare, a vivere in una necessaria dimensione relazionale. C’è un gran bisogno di puntare la sveglia, di preparare lo zaino, i libri, spuntando le materie del giorno, i compiti scritti sul diario, l’emozione di una interrogazione, insomma: un gran bisogno di normalità. Non possiamo permettere che i nostri giovani perdano ancora un altro anno, senza ovviamente nulla togliere ai docenti che si sono impegnati seriamente con la DAD. È come se tutti stessimo percorrendo una staffetta, impegnativa e straordinaria, in cui ciascuno sta scrivendo una bella pagina di storia. Ovviamente, lo sappiamo, tante sono le domande e le incertezze legate alla situazione pandemica (green pass, docenti sprovvisti, mascherina per gli studenti, vaccino o no per gli studenti). Pertanto la ripartenza della scuola non si limiterà alla campanella che è suonata stamattina per la prima volta, ma richiederà un impegno collettivo pubblico e privato di anni affinché non solo resti aperta ma lo sia per tutti. È su questo che tutti noi oggi dobbiamo concentrarci. Il 6 agosto scorso, lo sappiamo, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DL n. 111 “Misure urgenti per l’esercizio in sicurezza delle attività scolastiche, universitarie, sociali e in materia di trasporti”. Sappiamo bene che il documento, oltre a chiarire che l’attività didattica è svolta in presenza, ha raccomandato il rispetto di una distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, sempre che sia consentito dalle condizioni strutturali-logistiche degli edifici, e ha previsto per i docenti che sono a contatto con gli studenti (che non hanno obbligo di vaccino) il possesso del green pass. Ora è proprio in queste righe come in tutta l’attività compiuta da novembre 2021 che dobbiamo leggere quello che è un cambiamento epocale. Siamo stati tutti quanti convinti che per far ripartire il Paese, era necessario far ripartire la scuola non solo fisicamente ma nelle sue logiche di sapere e di libertà. Se come è vero quest’ultima si appella al senso di responsabilità dei singoli e quindi di corresponsabilità della collettività non possiamo non intravedere in queste indicazioni di ripartenza – per quanto incomplete e forse con evidenti limiti – quelle maglie larghe nelle quali si deve inserire l’autonomia delle singole scuole, il buon senso dei dirigenti, la disponibilità dei docenti e soprattutto l’autonomia agita (e non solo sbandierata) delle singole Regioni».

Manuela Antonacci (Pro Vita e Famiglia)

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