Cartelle care come il fuoco: ogni 6 mesi di mancata riscossione costa 1 miliardo

 

Stop dei ruoli e piano smaltimento notifiche. Il piano dello smaltimento delle notifiche disegnato da Agenzia delle entrate-Riscossione prevede che le cartelle dovranno essere avviate alla notifica, gradualmente, al massimo entro il mese di gennaio 2023 secondo I ‘ordine cronologico di affidamento, determinando un volume complessivo di cartelle da avviare alla notifica dopo la fine del periodo di sospensione e nel corso dell’anno 2022 superiore a 40 milioni, volume, si sottolinea nel documento «pari a quasi al triplo delle medie storiche». Il piano era stato confezionato considerando una ripresa della normale attività per il primo settembre 2021. Con le prospettive di un blocco fino a fine anno l’intervento normativo in preparazione dovrà coordinare da un lato la sospensione delle cartelle dall’altro il prolungamento della durata dei ruoli per evitare la prescrizione e la decadenza. A norma di legge, le cartelle in questo periodo emergenziale godono di un periodo più lungo per le notifiche fino a 12 mesi che si aggiungono ai nove mesi già ordinariamente previsti, quindi, complessivamente 21 mesi e di quelli di prescrizione e decadenza delle relative entrate, 24 mesi che si aggiungono ai termini ordinari calcolati in base alla tipologia di entrata.

Su quanto valga lo stop della riscossione, in termini di mancate entrate per lo stato, non è puntualmente definito l’impatto finanziario ma si stima che sei mesi di ulteriore stop hanno un impatto sui conti dello stato di un miliardo di incassi in meno, recuperabili però nel momento in cui si riparte con l’attività di riscossione.

Rottamazione, modifiche possibili. Il Fisco crede nella rateizzazione dei pagamenti delle cartelle, tanto da prendere in seria considerazione di rendere strutturali gli interventi presi durante l’emergenza Covid-19 su allungamento delle rate e piani di dilazione. Un dato per tutti emerge dal documento dell’amministrazione, il 50% delle cartelle è pagato a rate. Gli interventi attualmente validi e che esauriranno la loro efficacia al 31 dicembre 2021 sono l’estensione da 5 a 10 del numero delle di rate il cui mancato pagamento comporta il venir meno della rateizzazione; l’innalzamento 60.000 a 100.000 euro dell’importo del debito iscritto a ruolo al di sotto del quale la dilazione può essere concessa a semplice richiesta; e il ripescaggio per quei contribuenti che prima della data di inizio della sospensione legata alla pandemia , sono decaduti dal beneficio della dilazione di pagamento. Per questi soggetti è consentito di rateizzare nuovamente i relativi debiti senza necessità di saldare le rate scadute alla data di presentazione.

Nelle more della riforma in senso ampio della riscossione che sta muovendo i suoi passi in parlamento, questi interventi potrebbero diventare strutturali avendo impatti finanziari neutri per le casse dello stato, ma percepiti dai contribuenti come misure di semplificazione.

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