Il presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, in un’intervista a La Stampa, lancia l’allarme sul rischio infiltrazione mafiosa nel Recovery Plan. “I meccanismi di spesa del Recovery plan italiano contengono potenziali sacche di impunità. L’ha detto Draghi: dobbiamo spendere in modo onesto e veloce. Governo e Parlamento hanno creato un sistema abbastanza condivisibile: cabina di regia, controllo del ministero dell’Economia, un’unitá speciale che riferisce direttamente all’Ue. E poi ci siamo noi, che rappresentiamo un controllo esterno e neutrale”, ha aggiunto Carlino sottolineando che sull’uso dei fondi europei pre-pandemia “ci sono stati miglioramenti, ma scontiamo ancora due problemi: non riusciamo a spendere una quota minoritaria ma non insignificante di fondi europei; e tra quelli che spendiamo, una parte non indifferente è intercettata dalla criminalitá per finalitá illegali”. “Per non perdere le risorse del Pnrr, non basterà dimostrare di aver effettuato la spesa, bisognerà anche rendere conto del risultato ottenuto” anche perché “nel primo caso, il controllo è solo contabile e documentale. Nel secondo, è molto piú incisivo e penetrante, con ispezioni e verifiche sul campo. Per esempio: un conto è verificare le fatture pagate per realizzare un’opera; un altro conto è verificare che l’opera sia stata davvero realizzata, che sia conforme al progetto, che funzioni e che produca il risultato per cui è stata finanziata”, ha precisato il numero uno della Corte dei Conti sottolineando che “abbiamo molti modi di farci sentire. Innanzitutto il Pnrr prevede controlli sulla spesa interni all’amministrazione. Ebbene: noi controlleremo i controllori. E poi abbiamo le nostre competenze che si attivano quando i fondi europei vengono travasati sui bilanci nazionali, facendo controlli sia su singoli atti che sulla gestione complessiva, sia a livello locale che nazionale, sia sugli enti pubblici che sulle societá partecipate. Ogni sei mesi riferiremo al Parlamento”. “Noi abbiamo il potere e il dovere di perseguire non solo i funzionari pubblici che spendono male, ma anche i privati che percepiscono in maniera indebita denaro pubblico. Un potere che eserciteremo, anche se da un certo punto di vista ci sono state legate le mani” perchè “il decreto sul Pnrr proroga fino al 2023 la limitazione della responsabilitá per colpa grave, introdotta dal precedente governo. Si è così creata una sacca di impunitá che è contraria non solo alla Costituzione, ma anche alle stesse norme europee sul Pnrr, che impongono agli Stati membri misure efficaci contro il malaffare”, ha concluso.
