Per la rubrica “il peggio della settimana” siamo di nuovo alle prese con l’incoerenza dell’ex premier, caratteristica che contraddistingue, d’altronde, il Movimento 5 Stelle di cui è leader. Lo scorso 21 settembre Giuseppe Conte era nella città calabrese per sostenere la candidatura della Rende in vista delle prossime amministrative: selfie, foto insieme sul palco, strette di mano. Sembra che l’avvocato del popolo abbia dimenticato i tempi in cui la candidata sostenuta dal M5S non era tenera nei confronti dell’ex premier. Lo dimostrano i giudizi tranchant pubblicati sui social all’epoca del governo giallorosso, quando Rende militava ancora nel partito di Matteo Renzi.
«Per il premier Conte – scrive ad esempio il 9 dicembre 2020 – il motivo per cui bisogna ricorrere ad una pletora di consulenti nella gestione del programma NextGeneration Eu è che la nostra Pa non è considerata affidabile dalla Ue. Ora mi chiedo: questa cosa non ci preoccupa neanche un po’? Anziché risolverla, la arginiamo, reclutando professionisti a tempo? E le imprese che vogliono investire chi avranno un giorno come riferimento, i navigator?». «Conte e le sue task force sono la prova della inadeguatezza del governo», l’affondo di un utente nei commenti, a cui la candidata replica: «Sono assolutamente d’accordo con la tua analisi». «Spettacolo indecoroso, che sarebbe imbarazzante se già non fosse tragico» è invece il pensiero espresso il novembre 2020 a corredo di un articolo sul caos per la nomina del commissario alla sanità calabrese.
Anche l’8 novembre, parlando dello stesso tema, Rende non fu delicata con l’ex premier: «Senza parole. Spero che Conte fosse sintonizzato e che qualcuno abbia provato almeno un po’ di vergogna». Ora questi screenshot iniziano a circolare nelle chat pentastellate, ma Rende non si scompone. «In realtà – dice la candidata cosentina, in un’intervista all’Adnkronos ripresa da Dagospia – circolano da prima che Conte approvasse la mia candidatura. Io non ho ritenuto di fare quello che in genere furbescamente si fa, ovvero la pulizia dei profili social. Le mie erano critiche espresse sul piano politico e mai su quello personale». Oggi Rende parla di «trasformazione genetica del M5S».
Intanto l’Italia è in ginocchio e il PD sta pensando bene di punire ulteriormente i cittadini con una patrimoniale. Il leader dem Enrico Letta torna alla carica con l’idea di una «dote per i diciottenni» da costituire attraverso un aumento delle tasse di successione sui redditi più alti: «Resta un nostro tema», spiega, assicurando che il Pd metterà questa proposta sul tavolo del confronto sulla riforma del fisco: «Se non ci sarà accordo dentro la coalizione di maggioranza – dice – lo porteremo in campagna elettorale, e quando avremo vinto le elezioni sarà uno dei temi principali: i giovani sono discriminati, scappano, ma un paese che non ha i giovani nel motore non ha futuro».
Dalle parti di Italia Viva, intanto, piovono deliri. Il leader Matteo Renzi adesso pretende di scrivere anche le regole dell’elezione del presidente della Repubblica. Per Renzi, la destra, Giorgia Meloni, chiunque non sia nella sua area di controllo politico, non può indicare un nome, può solo votarlo. Durante la presentazione del suo libro Contro Corrente a Palermo, Renzi ha infatti detto: “Vorrei che il Presidente della Repubblica fosse eletto con la più larga maggioranza possibile. Io vorrei che lo votasse anche la Meloni, l’importante è che non lo scelga lei”. Questo sì che è troppo.
Renzi fa finta di “invitare” la Meloni ma la ghettizza. “La partita del Presidente della Repubblica e una partita sulla quale starei prudente simo all’ultimo – aggiunge – E dopo l’elezione del Presidente, vedremo come si organizzeranno gli schieramenti politici”. In pratica se Giorgia Meloni, o chiunque da destra indicasse anche il miglior nome possibile, avendo probabilmente anche i numeri per farlo eleggere, andrebbe fermato.
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