Regno Unito, centinaia di professori si ribellano alle intimidazioni Lgbt

La violenta campagna di molestie contro la docente dell’Università del Sussex Kathleen Stock, causata dalle convinzioni della professoressa di difendere la sessualità maschile e femminile, iniziata nei giorni scorsi, ha scatenato la reazione solidale di oltre 200 accademici di moltissime università inglesi.

Le università inglesi stanno infatti soccombendo sotto un nuovo regime illiberale, anti scientifico e oppressivo: l’ideologia LGBTI e i suoi guardiani. La lettera pubblicata domenica 17 ottobre su ‘The Times’ e firmata dagli accademici è una rivoluzionaria protesta contro le minacce ed intimidazioni ricevute dal corpo accademico di tutto il paese. Il Daily mail del 18 ottobre riferisce che la denuncia riguarda professori di Cambridge, Oxford, Edimburgo, Bristol, Durham, Londra. Professori dai quattro angoli del Regno Unito hanno denunciato sul ‘Sunday Times’ la violenza del movimento “transgender” nelle università britanniche.

Gli oltre 200 firmatari testimoniano le minacce, le intimidazioni e le petizioni di licenziamento che hanno dovuto affrontare nelle proprie università. Il fatto dirompente, che ha messo a nudo il diffuso ‘terrore’ che regna nelle accademie inglesi, è esploso all’Università del Sussex, quando Kathleen Stock, una professoressa di filosofia, femminista e attivista lesbica, critica sul “gender”, è stata sottoposta a una campagna studentesca che chiedeva il suo licenziamento. Le minacce a cui è stata sottoposta la professoressa Stock sono state tali che la polizia ha consigliato alla professoressa di assumere guardie del corpo e di installare telecamere a circuito chiuso nella sua casa.

Sulla scia di questo caso gli accademici hanno deciso di firmare una lettera aperta sul ‘Sunday Times’ denunciando la “cultura della paura” e la complicità passiva delle università. “Le università creano un ambiente intimidatorio, ostile, degradante, umiliante e offensivo per il personale e gli studenti”, scrivono i firmatari, sostenendo che i dirigenti universitari “non hanno il coraggio o la capacità” di difendere la libertà di espressione.

Nella lettera-denuncia si elencano almeno 80 incidenti di intimidazione, molestie o censura nelle maggiori università del paese negli ultimi cinque anni. C’è ora un tentativo nelle università britanniche di regolare il pensiero, non solo il discorso e la scrittura. Nonostante questo regime oppressivo e totalitario, la supposta superiorità culturale e politica dell’occidente, si permette ancora di discriminare e sanzionare molti paesi non europei come regimi autoritari.

Le Università di Oxford, Edimburgo e di Bristol hanno reagito alla lettera di denuncia dei professori, riaffermando di essere “impegnate nella libertà di parola e nel diritto degli studenti e del personale a discutere argomenti difficili e sensibili”. Le smentite di circostanza, tuttavia, non smentiscono i fatti e le concrete esperienze di questi 200 professori.

Luca Volontè (Pro Vita e Famiglia)

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