In Gran Bretagna le donne vengono discriminate se non appoggiano i trans

Nelle ultime settimane, molte donne britanniche sono state cacciate dal loro lavoro per aver sfidato la narrativa sull’identità di genere ed aver affermato la realtà biologica del sesso maschile e femminile.

Già ad agosto, un membro del partito laburista era stata licenziata dopo aver sollevato preoccupazioni sui maschi che si identificano come donne che accedono ai rifugi antistupro per donne. Joan Smith, che aveva lavorato come co-presidente della Violence Against Women and Girls (VAWG) di Londra dal 2013, ha detto che l’amministrazione di Sadiq Khan, il sindaco di Londra, l’ha licenziata senza alcun preavviso, dopo aver trasmesso al sindaco alcune preoccupazioni sui rifugi antistupro. In una comunicazione scritta al sindaco Khan, la Smith aveva affermato che “le donne trans” dovrebbero avere accesso ai servizi di cui hanno bisogno, ma le donne vittime di violenza maschile non dovrebbero condividere spazi sicuri con “individui che hanno corpi maschili”, così al Times.

Con un comunicato ufficiale il Municipio di Londra aveva semplicemente negato alcun pregiudizio contro Joan Smith, di fatto la decisione è stata confermata, il posto di lavoro perso e per un’unica ragione: aver affermato che uomini transessuali non dovrebbero stare nelle stesse strutture di donne che hanno subito violenze.

Qualche settimana fa, invece, la professoressa di filosofia dell’Università del Sussex, Kathleen ha lasciato il lavoro dopo aver subito “un periodo orribile”, a causa delle minacce ed insulti subiti dopo aver affermato la sua convinzione sul sesso biologico maschile e femminile. La sua carriera accademica è “effettivamente” finita. La professoressa Stock, recentemente ha scritto un libro mettendo in discussione l’idea che l’identità di genere affermando la realtà, cioè che “molte ‘donne trans’ sono ancora maschi con genitali maschili, molte sono sessualmente attratte dalle femmine e non dovrebbero trovarsi in luoghi dove le femmine si spogliano o dormono in modo del tutto libero”.

Le proteste contro di lei, sin dal mese scorso, si sono spinte oltre le semplici invettive e il movimento “Stock Out”, che ha preso il nome dal cognome della professoressa, i cui adepti  indossavano passamontagna e maschere, è arrivato a minacciare fisicamente l’incolumità della professoressa. L’Università del Sussex si era rifiutata di licenziare la professoressa Stock, dicendo che il corpo accademico aveva il diritto di “dire e credere ciò che pensa”. I membri della più ampia comunità filosofica accademica inglese hanno firmato una lettera aperta esprimendo solidarietà con la Sussex University nella “sua difesa della libertà accademica”.

Lo stimato biologo, medico e parlamentare laburista Robert Winston, che è professore di scienza e società all’Imperial College di Londra, ha inoltre sostenuto la sua collega, attestando che gli esseri umani “non possono cambiare sesso” e, per questa ragione, ha ricevuto anch’egli mail di minacce ed insulti.

Ma anche diversi politici hanno condannato la campagna di molestie contro la professoressa Stock. Da Liz Truss, il Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Commonwealth e Sviluppo del Regno Unito, alla baronessa Faulkner di Margravine, capo della commissione per l’uguaglianza e i diritti umani, sino al Primo ministro Boris Johnson che si è fatto sentire, appoggiando la libertà di parola della professoressa Stock e lodando l’evento della LGB Alliance (organizzazione che promuove omosessuali e lesbiche ma non l’ideologia gender né il transgenderismo) come “veramente importante” e “innovativo”.

In una dichiarazione twittata per avvisare il pubblico delle sue dimissioni, la professoressa Stock ha ringraziato “le centinaia di persone che mi hanno aiutato e incoraggiato negli ultimi giorni” e, in un’intervista su BBC’s Woman’s Hour, ha citato la mancanza di sostegno da parte dei sindacati e dei colleghi come causa delle sue dimissioni.

Maggie O’Carroll, capo esecutivo di ‘The Women’s Organisation’, un’organizzazione femminista, ha chiesto un’inchiesta pubblica sulle molestie e le intimidazioni contro un certo numero di donne nel mondo accademico da parte di “un movimento che sembra essere intenzionato a diffondere la propaganda, minando i nostri diritti democratici e le libertà e danneggiando la fiducia pubblica”. Due casi noti e recenti che dimostrano come il movimento transessuale non voglia accettare alcun ragionevole dissenso, ma voglia imbavagliare le donne e abbia un odio di fondo contro la femminilità che non si piega ai propri desideri.

Luca Volontè (Pro Vita e Famiglia)

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