Brasile, maschio trans aggredisce ragazza in un bagno femminile

In Italia e nella maggior parte dei paesi occidentali si sente sempre più spesso parlare di aggressioni omofobe, ma quando la violenza è invece perpetrata da membri della comunità LGBT pochi hanno il coraggio di condannarla.

In questi giorni, però, alcuni filmati pubblicati sui social media che mostrano una rissa scoppiata in una scuola brasiliana stanno creando un’ondata d’indignazione nel paese e non solo.

Il video, che è diventato virale su Twitter, mostra uno studente maschio che si identifica come trans che picchia una giovane ragazza. La lite è presumibilmente iniziata dopo che la ragazza ha incontrato il maschio trans nel bagno delle donne. Nel filmato si vede il maschio trans trascinare fuori la ragazza dal bagno tirandola per i capelli e lanciarla sul pavimento dove inizia a picchiarla e a prenderla a calci ripetutamente.

La rissa sarebbe scoppiata dopo che la ragazza aveva espresso disagio per la presenza dell’uomo nel bagno delle donne. La violenza è andata avanti fino a quando un altro studente non è intervenuto, allontanando il ragazzo trans dalla ragazza, che si è alzata velocemente gridando “você não é mulher!” –  “non sei una donna!”

Il filmato – che ha già raggiunto quasi 500mila visualizzazioni – ha provocato un acceso dibattito sui social media e molti hanno espresso la loro indignazione per l’accaduto.  Anche André Porciuncula, segretario nazionale brasiliano per la promozione della cultura, ha scritto: “Favorire questo tipo di follia genererà molti gravi problemi. Nessuna donna può essere costretta a condividere il bagno con un uomo”.

Il dibattito è particolarmente attuale, dato che in Brasile c’è stata una recente spinta per portare avanti una legge che imporrebbe multe significative alle istituzioni e alle aziende che non dispongono di bagni inclusivi “unisex”. La speranza è che questi eventi facciano fare marcia indietro al governo, perché altrimenti le violenze e gli abusi non potrebbero che aumentare, come già succede in tutti quei paesi che stanno applicando norme di questo tipo.

Filippo D’Amico (Pro Vita e Famiglia)

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