Benefattori con i soldi del Parlamento, cioè dei contribuenti italiani. Benedetti ex-grillini: se non ci fossero, bisognerebbe inventarli. Per anni ci hanno fracassato gli zebedei con la retorica del poraccismo, dei restitution day, dell’etica fondata sugli scontrini e sui rimborsi a piè di lista mentre ora i soldi li pretendono addirittura, arretrati compresi. Mica per metterseli in saccoccia – non sia mai! – ma, appunto, per darli in beneficenza. Questo, almeno, è il solco di recente tracciato dall’ineffabile presidente della commissione Antimafia Nicola Morra.
Ricordate? Appena giubilato dal MoVimento per il voto contro Draghi, si ricordò della sua vocazione di benefattore e chiese al Senato di restituirgli l’indennità aggiuntiva di presidente, cui in nome del poraccismo aveva rinunciato e, giacché si trovavano, a versargli anche gli arretrati. E poiché le parole incitano ma l’esempio trascina, il caso del buon Morra ha fatto subito scuola. Anche se, a dar retta al Giornale, pare che la vera apripista dei grillini benefattori in conto terzi sia stata Paola Taverna, la più colorita degli anti-Casta a 5Stelle. Tanto da scatenare una vera bagarre interna con annesse voci di espulsione. Una reazione seria, insomma. La senatrice fiutò l’aria, abbozzò e innestò la retromarcia. E la polemica morì lì.
Non tornerà invece sui propri passi il barese Mininno Cataldo, vicepresidente della commissione Difesa. Anche lui restò vittima del repulisti pentastellato seguito alla votazione sulla prima fiducia a Draghi. Raggiunto al pari degli altri dal soprassalto umanitario della beneficenza, ha chiesto indennità e arretrati. Come lui il senatore Ortis, inteso come Fabrizio e non come lo Jacopo protagonista delle foscoliane “ultime lettere“. Menzione speciale merita invece la senatrice Angela Anna Bruna Piarulli, presidente della Bicamerale d’inchiesta sul “Forteto“. È l’unica degli ex-grillini ad aver chiesto indennità e arretrati ma senza nascondersi dietro la beneficenza. Segno che da quelle parti è davvero tutto perduto. Persino il pudore. (Secolo d’Italia)
