La sinistra alza la bandiera contro l’odio e la discriminazione di ogni genere, eppure, ai fatti, si rivela sempre la più offensiva. Questa volta parliamo della conduttrice tv Lilli Gruber. Le sue parole sul collega Mario Giordano hanno destato non poco stupore e indignazione.
“Se faccio un verso sai chi è questo Giordano…”, aveva detto Gruber cercando di emulare il conduttore di ‘Fuori dal coro’. “Non vorrei mancare di rispetto a nessuno – aveva poi aggiunto Gruber, rispondendo a una domanda -, per me Mario Giordano non è un collega, e sa perché? Perché intanto ho grande rispetto del giornalismo e dei giornalisti che lo fanno in modo serio. E uno dei principi fondamentali del giornalismo serio è quello di distinguere l’informazione dallo spettacolo. Non vanno mescolati questi due generi perché il giornalismo è una cosa, lo spettacolo un’altra cosa. Ormai da troppi anni siamo abituati a vedere in televisione il cosiddetto ‘infotainment’ che ha distrutto il giornalismo serio. Diffidate da quelli che vi vogliono vendere la realtà, le informazioni facendovi divertire. Ma cosa c’entra lo spettacolo con l’informazione, con il giornalismo? Zero. Io vengo – aveva continuato Gruber – da una generazione di giornalisti che facevano dibattiti su come difendere l’informazione seria, distinguendo nettamente da pubblicità e spettacolo. C’è una parte della categoria che fa bene il proprio mestiere e dobbiamo continuare a difendere i principi deontologici per il bene di tutti noi. Mi dispiace per Giordano, ma questo penso di lui e diffido da tutti quelli che spettacolarizzano i fatti, l’informazione”, aveva concluso.
Parole imbarazzanti che hanno lasciato attoniti anche gli alfieri del politicamente corretto, che di fronte alle offese della conduttrice di La7 sono rimasti in rigoroso silenzio.
Intanto il giornalista Roberto Saviano si è reso protagonista di un vero e proprio delirio, che tira una frecciata ai leader di centrodestra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Lo scrittore fa di tutto per attaccare i valori di Fratelli d’Italia e Lega, associando persino la monogamia alla mafia. Infatti in un suo editoriale del Corriere della Sera afferma: “Nelle organizzazioni criminali italiane, la ‘regola della monogamia’ è ancora ritenuta l’elemento fondamentale per misurare valore e affidabilità degli affiliati”. Quindi adesso parlare di “coppia” significa fare riferimento alla mafia? “A rivelare le regole è stato lo stesso Buscetta – scrive ancora -. In Cosa nostra non si entra da divorziati o figli di divorziati, né c’è posto per chi frequenta prostitute, ha ‘amanti’, è stato iscritto al partito fascista o al Pci, fa uso di droghe, è omosessuale”. Serve all’Italia una sorta di “liberazione sessuale”.
Tema, quest’ultimo, molto caro anche alla senatrice dem Monica Cirinnà, che dell’affossamento del ddl Zan non si è ancora fatta una ragione, scegliendo di scendere in piazza con i trans. L’eroina delle unione gay adesso se la prende con Matteo Renzi. In un twitter ha scritto: «Mentre Renzi continua a dire falsità sul ddl Zan, io sono in piazza a Roma a fianco delle persone trans. Per ribadire che l’identità di genere – che Italia Viva voleva e vuole cancellare – è dignità e va tutelata. Dov’è Renzi? Dov’è Iv?».
CC
