Il peggio della settimana: Monti – Ursula von der Leyen – Di Maio

Il mainstream e molti esponenti di sinistra prendono spesso di mira la destra, specie Fratelli d’Italia, tacciandoli di rappresentare il fascismo dei nostri tempi. Una giustificazione non c’è, anzi, forse siamo di fronte alla destra più democratica di sempre, persino più della sinistra. Parole da regime preoccupanti sono quelle pronunciate da Mario Monti. «Bisogna trovare delle modalità meno democratiche nella somministrazione dell’informazione». E’ quanto affermato dall’ex Presidente del Consiglio ospite della trasmissione In Onda, su La7. Una frase agghiacciante, tanto che i giornalisti in studio, Damilano Parenzo e De Gregorio, sono rimasti per un attimo basiti e imbarazzati. Non parliamo di certo di un facinoroso di destra, per questo Monti ha lasciato lo studio attonito.

L’ex premier ha spiegato che spetta al governo, con l’aiuto delle autorità sanitarie, questa “somministrazione” mediatica. Per altro, avrebbe accusato gli italiani di essere poco preparati nella comprensione delle informazioni che vengono loro veicolate. «C’è scarso livello di preparazione da parte del popolo italiano», ha detto a Concita De Gregorio e David Parenzo, durante il dibattito sul Covid. «Ognuno ha il diritto di voto, sacrosanto». Ma il basso livello culturale dei cittadini influirebbe negativamente anche sui loro «giudizi politici». «È una lacuna grave e storica dell’opinione pubblica italiana. Io non ho parlato dei no vax  ma ho ripetuto con parole infelici quanto detto a marzo nel 2020 dicendo che se in tv si parla solo di della pandemia nasce la disinformazione». Parole che hanno scatenato l’ira di Giorgia Meloni sui social: «Dopo le agghiaccianti dichiarazioni sull’informazione “meno democratica” – scrive la leader di FdI sui Social – ora si passa direttamente alle offese nei confronti dell’intera popolazione italiana. Parole di una gravità unica, soprattutto se pronunciate da un ex presidente del Consiglio. Che tristezza».

Intanto il Natale si avvicina e, dopo il tentativo dell’Europa di annichilire i riferimenti a questa tradizione, che, in nome del solito “politically correct”, discriminerebbero le religioni diverse da quella cristiana, l’Ue ha fatto un passo indietro, ritirando le linee guida sul linguaggio finite al centro delle polemiche. In particolare, parliamo del documento interno degli uffici di Ursula von der Leyen sulla “comunicazione inclusiva”, che raccomanda di non utilizzare le parole che rimandano alla cristianità, addirittura i nomi propri, come Maria e Giovanni.  Il motivo? Potrebbero sembrare ‘offensivi’ per tutti coloro che non sono cristiani. Possibile che in nome di una poco convincente ideologia si voglia sopprimere la cultura di un intero popolo?

Ma il passo indietro non l’ha fatto solo l’Europa. A cambiare idea, per l’ennesima volta, è stato anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che sui dietrofront è un esperto. Nel 2019 diceva ai gilet gialli: “Non mollate, il Movimento 5 Stelle è pronto a sostenervi”. Ora invece si è dichiarato un fervido sostenitore di Emmanuel Macron: “voterei lui in Francia”. E’ rimasto ancora qualcosa che i grillini non hanno tradito? Non è passato molto tempo da quel post del 2019 sui social, ma forse è proprio questa la linea politica dei pentastellati, che li rende effettivamente riconoscibili: cambiare atteggiamento senza mai arrossire.

CC

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