Cina banna i tatuaggi: calciatori costretti a rimuoverli per poter giocare

La China Sports Administration ha preso una decisione drastica, ed anche retrograda, rispetto ai tatuaggi dei calciatori: d’ora in poi chi vorrà continuare a giocare a pallone sarà costretto a ripulirsi. E’ “severamente vietato avere nuovi tatuaggi”, ha fatto sapere l’amministrazione, con l’invito a chi li indossa attualmente a procedere alla relativa rimozione, pena l’esclusione dalla nazionale. Ad essere messo piuttosto male, in questa situazione, è il difensore Zhang Linpeng,  musulmano della minoranza Hui, che è tatuato e registra 80 presenze in nazionale, forse le ultime.

Non è la prima volta che la Cina manifesta il proprio dissenso alla pelle tatuata: Pechino nel 2018 aveva già stato chiesto ai calciatori di coprire i tatuaggi in occasione delle partite, ma a quanto pare adesso non basta più. Far finta che non esistano non è sufficiente e adesso bisogna definitivamente debellarli. Ma qual è il motivo di questa decisione? Secondo la tradizione cinese i tatuaggi non sono visti di buon occhio, richiamando il concetto della criminalità organizzata. Ma non è tutto. L’anno successivo Pechino prese di mira i capelli tinti, quando, durante un torneo di calcio femminile universitario, alle giocatrici fu chiesto di disputare le partite solo e solamente se avessero i capelli naturali.

Il disegno sembrerebbe ben più grande di quello che appare. E’ probabile che la Cina stia cercando di liberarsi, con queste assurde regole, da tutta la simbologia che rimanda all’Occidente, affinché i cittadini abbiano a che fare solo con icone del socialismo.

Anche ai vip ed agli influencer è stato chiesto di portare il “buon esempio” in questo senso. Non solo ai calciatori, ma in generale a tutte le altre celebrità viene chiesto di essere un “buon esempio”. Secondo quanto racconta Luce!, “viene infatti chiesto (se uomini) di tenere i capelli corti per avere un aspetto virile. Mentre sui social i gruppi Lgbtq+ vengono chiusi e l’associazionismo percepiti come una minaccia per la sicurezza del Paese”.

Ma la presa di posizione più forte è quella che intacca il mondo dello sport, almeno per il momento. “Per gli atleti tatuati è già disposto il divieto di convocazione in tutte le selezioni, dagli under 20 in giù. Sui social i tifosi esprimono già forte preoccupazione: parlano di “politicizzazione dello sport” e temeno di vedere esclusa anche quest’anno la nazionale cinese dai mondiali. Anche perché l’obbligo di Pechino rischia di innescare una fuga di massa delle star straniere e degli atleti più quotati”, si legge su Luce!.

Xi Jinping é deciso nel difendere i valori comunisti, e le sta provando tutte. L’obiettivo è evidente: dissipare le “minacce” occidentali per perseguire un piano di espansione e rinnovamento dello stato.

CC

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