Google ha ingannato da anni editori e inserzionisti sul prezzo e sul processo delle aste degli annunci, creando dei programmi segreti che sgonfiavano le vendite per alcune società e aumentavano i prezzi per gli acquirenti. Nel frattempo, la società di Alphabet tratteneva la differenza del prezzo dell’inserzione, che comunicava a editori e inserzionisti, e utilizzava il denaro per manipolare le aste future ampliando così il suo monopolio digitale. Sono queste le accuse e i dettagli desecretati contenuti in una causa intentata dai procuratori generali dello stato, presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti del distretto meridionale di New York.
La notizia arriva dopo che un giudice federale ha stabilito, questa settimana, che la causa intentata lo scorso anno poteva essere desecretata. Di contro, la società guidata dal ceo Sundar Pichai presenterà una mozione per archiviare l’azione legale, nei prossimi giorni. Secondo un portavoce della società, la causa «è piena di inesattezze e manca di fondamenta legali». Ma a questa causa vanno ad aggiungersi un’azione Antitrust, separata, del Dipartimento di Giustizia e più di una trentina di procuratori di stato incentrati sui servizi di ricerca di Google. I casi dovrebbero essere dibattuti a partire dall’anno prossimo.
Intanto, da Londra, Google ha annunciato ieri l’acquisto del complesso multifunzionale Central Saint Giles che in parte occupa già, per un miliardo di dollari (880 milioni di euro).
