Il peggio della settimana: comunismo e blasfemie alla Rai – Di Maio – Letta

Decisamente tristi alcuni gesti al Festival della Canzone Italiana 2022. Una penosa esibizione quella di Achille Lauro, il primo cantante che si è esibito e che ancora una volta ha deriso e profanato i segni sacri della fede cattolica evocando il gesto del Battesimo in un contesto insulso e dissacrante.

La canzone presentata, già nel titolo – Domenica – e nel contesto di un coro gospel, alludeva al giorno del Signore, celebrato dai cristiani come giorno della fede e della risurrezione, collocandolo in un ambiente di parole, di atteggiamento e di gesti, non soltanto offensivi per la religione, ma prima ancora per la dignità dell’uomo.

Indignato soprattutto il Vescovo di Sanremo: “Indeciso se intervenire o meno, dapprima ho pensato che fosse conveniente non dare ulteriore evidenza a tanto indecoroso scempio, ma poi ho ritenuto che sia più necessario dare voce a tante persone credenti, umili e buone, offese nei valori più cari per protestare contro attacchi continui e ignobili alla fede; ho ritenuto doveroso denunciare ancora una volta come il servizio pubblico non possa e non debba permette situazioni del genere, sperando ancora che, a livello istituzionale, qualcuno intervenga; ho ritenuto affermare con chiarezza che non ci si può dichiarare cattolici credenti e poi avvallare ed organizzare simili esibizioni; ho ritenuto infine che sia importante e urgente arginare la grave deriva educativa che minaccia soprattutto i più giovani con l’ostentazione di modelli inadeguati”.

La Rai non ha dato spazio solo a gesti blasfemi, ma anche a quelli da regime. Lo abbiamo visto con l’esibizione de La Rappresentante di Lista. Il gruppo ha fieramente alzato il pugno sinistro alla fine della sua esibizione sulle note della canzone “Ciao Ciao“. Un gesto legato all’ideologia comunista militante, utilizzato dai simpatizzanti dell’ideologia come simbolo dell’antisistema.

Il gesto de La Rappresentante di Lista è destinato ad aprire il dibattito sulla politica a Sanremo e sui social network non mancano le spigolature. Un utente di Twitter ha condannato il gesto senza mezzi termini: “È da squalifica! Una che fa il pugno chiuso della politica di sinistra a Sanremo non la voglio vedere… Pago il canone e pubblicità politiche non ne voglio vedere”. O ancora: “Il pugno chiuso a Sanremo è qualcosa di vergognoso. Com’è possibile che in Italia sia ancora accettata una cosa simile?”. Questo è solo uno dei tanti commenti negativi rivolti alla voce del duo riferimento del mondo queer pop.

Intanto sulla scena politica sta accadendo di tutto. Luigi Di Maio vuole dare uno spintone a Giuseppe Conte e togliergli la corona da leader del Movimento 5 Stelle. Ora ha deciso di fare un passo indietro dimettendosi dal comitato di garanzia del M5s e, un istante dopo, ha scritto al presidente Giuseppe Conte e al garante Beppe Grillo. Una lettera, visionata dall’Adnkronos, dai toni “ecumenici” in cui si invita ad ascoltare le diverse anime del movimento e ad aprirsi a un confronto che – mette nero su bianco il ministro degli Esteri – «ci permetta davvero di rilanciare il nuovo corso del Movimento 5 Stelle». Un gesto – come la comunicazione che ne spiega origine e intenzioni ufficiali – che non sorprende date le polemiche a distanza in corso da tempo tra Di Maio e Conte, che la turbolenta settimana quirinalizia ha contribuito ad elevare all’ennesima potenza. Una risoluzione che era nell’aria – carica di tensione – già da giorni insomma, con cui oggi il titolare del dicastero della Farnesina slatentizza una crisi che si protrae da troppo. E con cui Di Maio punta al ruolo di risolutore e, dunque, di leader.

E che dire del PD, che si è reso protagonista con il sostegno al Mattarella bis di una farsa, dimostrando tutta la sua incoerenza. Si può dire che il leader di partito Enrico Letta sia il primo artefice della riconferma di Mattarella al Colle, evidentemente dimenticando un “piccolo” dettaglio che palesa grande incoerenza. Il PD è lo stesso partito che solo quasi due mesi fa, esattamente il 2 dicembre 2021, depositava un disegno di legge costituzionale a firma dei senatori Parrini, Zanda e Bressa “che modifica gli articoli 85 e 88 della Costituzione, vieta la rieleggibilità del presidente della Repubblica e abroga anche il semestre bianco.”

 

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