Patatrac rottamazione: quasi la metà dei contribuenti (il 43%) che avevano aderito al condono non sono riusciti a corrispondere i pagamenti entro il maggior termine stabilito al 9 dicembre 2021 (14 dicembre con lieve ritardo) perdendo i benefici della definizione agevolata. Duro colpo anche per le casse dell’erario. Si stima infatti che 2.45 miliardi di euro di introiti attesi nel 2022 e 2023 non saranno suscettibili di essere riscossi attraverso rottamazione ter e saldo e stralcio.
Questo è quanto messo nero su bianco in una risposta (n.3-03022) dal sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Maria Cecilia Guerra in commissione VI del Senato all’interrogazione formulata dal Senatore Emiliano Fenu (M5S). Nel quesito sono state richieste le stime dei contribuenti che al 1 gennaio 2022 non hanno corrisposto le rate della rottamazione ter e saldo e stralcio sospese durante la pandemia e quali siano state le correlate conseguenze economiche in termini di mancato incasso per l’erario. Il MEF dà riscontro che, con riguardo alle misure di definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione (cd. “Rottamazione-ter” e/o cd. “Saldo e Stralcio”), erano 1,25 milioni i contribuenti che avendo versato regolarmente le prime rate in scadenza nell’anno 2019 del loro piano di pagamento avevano in corso al 1° gennaio 2020 le definizioni agevolate. Dopo il 14 dicembre scorso però, termine comprensivo dei 5 giorni di tolleranza concessi dalla normativa, i contribuenti con definizione agevolata ancora in regola, ovvero con le rate 2020 e 2021 corrisposte, risultano essere circa 718 mila (il 57% del totale). I restanti 532 mila, il 43% del totale, invece non avendo corrisposto nei termini le rate arretrate hanno preso i benefici previsti dagli istituti e risultano quindi immediatamente aggredibili dal fisco non essendo possibile rateizzare il debito residuo per espressa previsione normativa. Nell’interrogazione del senatore Fenu veniva richiesto se non fosse intenzione del Governo quella di attivarsi al fine di valutare l’opportunità di rendere strutturali alcuni interventi in materia di riscossione pro contribuente concessi durante la pandemia come le decadenza maggiorate dai piani di dilazione e l’automatismo nella concessione delle dilazioni per debiti iscritti a ruolo fino a 100.000 euro (invece dei 60.000 euro ordinari). Come specificato nella risposta, tali iniziative, soprattutto la previsione di rendere a regime un maggior numero di rate non pagate ai fini della decadenza della rateizzazioni, non risultano prorogabili senza l’individuazione di idonei mezzi di copertura finanziaria tenuto presente che protrarrebbero i tempi della riscossione. Va messo in luce che le misure agevolative concesse durante la pandemia hanno avuto un rilevante riscontro interessando circa 1,76 milioni di rateizzazioni. Circa 1,32 milioni di rateizzazioni risultavano già in essere all’inizio della sospensione delle attività di riscossione (8 marzo 2020) ed ulteriori 440 mila rateizzazioni sonno state concesse dopo tale data. Per le prime è opportuno ricordate che è stata stabilita la c.d. decadenza super maggiorata a 18 rate non pagate che determinavano la perdita dei benefici dei piani, per la seconde invece la decadenza era “solo” quella maggiorata a 10 rate. Dal 1 gennaio 2022 però le disposizioni agevolative hanno terminato i propri effetti con ripristino delle regole ordinarie che prevedono la decadenza delle dilazioni una volta non corrisposte 5 rate anche non consecutive.
