Undici dispersi per Incendio sul traghetto Olympia di Grimaldi

Il traghetto Euroferry Olympia della compagnia Grimaldi Lines è andato a fuoco vicino all’isola di Erikoussa, a nord di Corfù mentre era in navigazione da Igoumenitsa e Brindisi. Rispetto a quanto spiegato nelle prime ore successive all’incendio, sviluppatosi attorno alle 4.30, non tutti i passeggeri e i 51 membri dell’equipaggio – 288 in tutto – sono stati tratti in salvo. Le autorità del porto di Corfù hanno riferito di aver contato e identificato 277 persone salvate. E la Guardia costiera greca, come riporta Kathimerini, ha confermato che ci sono 11 dispersi.

Due intrappolati in stiva – Tra questi solo 3 sarebbero greci, secondo quanto scrive l’agenzia stampa greca Ana-Mpa. Si sa inoltre che ci sono due camionisti, un turco e un bulgaro, intrappolati nella stiva dell’Olympia (a sinistra il tragitto alla deriva dopo l’incendio da Marine Traffic, ndr). “C’erano fiamme altissime, a bordo c’era il panico”, hanno spiegato alcuni testimoni. “Sulle scialuppe c’erano persone che gridavano e vomitavano. Ci sono stati momenti di panico, non lo auguro a nessuno. C’erano anche bambini. Faceva freddo e le scialuppe stavano imbarcando acqua poiché erano sovraccariche”, ha spiegato l’imprenditore brindisino Mino Roma che si trovava sul traghetto. “Il comandante della nave, quando è scoppiato l’incendio, ha fatto il giro delle cabine e radunato i passeggeri su un unico ponte – ha spiegato all‘Ansa il comandante del pattugliatore della Guardia di Finanza intervenuto sul posto, Felice Lodovico Simone Cicchetti – poi ha dato l’abbandono nave, ma l’evacuazione non è stata una passeggiata”.

L’intervento della Guardia di finanza – Nelle prossime settimane si capirà cosa è invece accaduto all’interno dell’Olympia, il cui comandante ha subito lanciato l’ordine di evacuazione. Nel momento in cui le fiamme sono diventate ingovernabili, il traghetto si trovava a circa 9 miglia dalla costa, in piena area Sar (ricerca e soccorso) greca. Subito si è attivata la macchina dei soccorsi: la prima a giungere sul posto è stata la Guardia costiera ellenica con cinque imbarcazioni, che si è messa in contatto con il Comando generale delle capitanerie di porto di Roma, per coordinare le operazioni. Cruciale l’intervento del pattugliatore Monte Sperone della Guardia di Finanza, che si trovava in zona per un altro intervento. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è congratulato con i finanzieri per l’operazione di salvataggio. Nella zona sono arrivati poi anche tre elicotteri e una nave militare greca.

La versione di Grimaldi – La compagnia di navigazione italiana ha assicurato in una nota che “non risultano sversamenti di combustibile a mare, né sembrerebbe compromessa la stabilità della nave”. Quindi ha ricostruito quanto accaduto: “Alle ore 4.12 (ora locale) il comandante della nave ha contattato il quartier generale del Gruppo informando che l’incendio si sarebbe manifestato al garage numero 3 – si legge nella nota – L’equipaggio della nave è subito intervenuto per domare l’incendio con i mezzi di bordo mentre il comandante ed il personale del Gruppo, attraverso l’”emergency response team”, hanno prontamente notificato l’accaduto alle competenti autorità nazionali e greche, e preso tutte le misure necessarie onde gestire nel migliore dei modi l’incidente”.

Le fiamme nel garage e il caso Norman Atlantic – Secondo una prima ipotesi, le fiamme si sono sviluppato nel garage 3 del traghetto, probabilmente da un camion: “È difficile ora capire l’esatta dinamica”, ha spiegato Paul Kyprianou, relazioni esterne per Grimaldi, intervistato da RaiNews24. A bordo dell’Olympia, lungo 183 metri, capace di trasportare 560 passeggeri e varato nel 1995, ci sono 153 mezzi commerciali (tra camion e semirimorchi), nonché 32 veicoli al seguito dei passeggeri. Nella stessa zona, otto anni fa, un altro traghetto, il Norman Atlantic affittato dalla Visemar ad Anek Lines, andò a fuoco la notte del 28 dicembre provocando oltre 30 morti. In quel caso, come accertato nell’ambito dell’incidente probatorio durante il processo che ne è scaturito e ancora in fase dibattimentale, le fiamme si erano sviluppate sempre all’interno di un garage ed ebbero origine da un camion carico di pesce. La cella refrigerante non era collegata alle spine elettriche del traghetto, ma veniva alimentata con il motore diesel. Una pratica vietata dai codici di navigazione, ma come dimostrano alcune mail scambiate tra il comandante e l’armatore si trattava di una pratica spesso utilizzata a bordo.
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