Reddito di Cittadinanza flop: da 3 anni 20 miliardi anche a chi potrebbe lavorare

Secondo il report dell’Inps sull’applicazione del reddito di cittadinanzadall’aprile del 2019, data di entrata in vigore, fino allo scorso dicembre, ormai da 3 anni gli italiani pagano il Reddito di Cittadinanza ai percettori del sussidio voluto dal Movimento 5 Stelle per una somma arrivata alla bellezza di quasi 20 miliardi. Il problema è che molti tra coloro che percepiscono il rdc non ne avrebbero diritto e nel frattempo non hanno mai trovato un impiego, pur essendo in condizioni di lavorare. Tradotto in parole povere, negli ultimi tre anni stiamo mantenendo un esercito di “teoricamente occupabili”, ma che spesso non hanno mai lavorato. Oltre 2 milioni di famiglie beneficiano del reddito in questione, per un totale di 4,65 milioni di persone.

Dai dati che emergono dal report, il 60% di coloro che incassano il sussidio lo percepisce da più di 18 mesi. Invece il 70% delle persone che hanno cominciato a riscuoterlo dopo l’introduzione della misura, poi, lo percepivano ancora a dicembre. I contribuenti stanno finanziando il reddito di cittadinanza anche a gente “teoricamente occupabile”, all’incirca nel 60% dei casi, e dunque nella maggior parte. Di questi sessanta, 15 non non hanno mai trovato un impiego, 25 lo hanno avuto in passato e meno di 20 sono pronti a lavorare, o hanno versato di recente i contributi. Spesso si trovano in Naspi o in part time.

Non solo parliamo di cittadini che potrebbero lavorare, ma anche di chi lavora “a modo suo”, andando in giro a delinquere e sbeffeggiando i contribuenti onesti, che per permettere l’esistenza di quel sussidio fa enormi sacrifici. Tanti sono stati infatti i casi scoperti di percettori del reddito pentastellato da parte di ladri, assassini e furfanti di ogni genere, oppure a stranieri che hanno approfittato dei pochi controlli messi in atto per venire in Italia appositamente ad intascarsi il sussidio o con false dichiarazioni.

Significativo anche che quasi nella metà dei casi (il 44,7%) coloro che beneficiano del sussidio M5S sono nuclei familiari monocomponenti. In pratica parliamo di single, o comunque gente che vive da sola in casa, sebbene nella definizione siano interessati anche giovani che ancora coabitano con i propri genitori, pur pagando autonomamente i contributi. Dai dati dell’Inps colpisce anche che il 67,3% dei nuclei familiari che percepiscono il rdc è senza minori. I disabili sono presenti in famiglia solo nel 17% dei casi.

Importante anche evidenziare il gap che intercorre tra redditi di cittadinanza e pensioni di cittadinanza: i primi registrano un importo medio di 577, i secondi di 281. In ultima analisi diamo uno sguardo al dato territoriale: 2/3 di coloro che si affidano al sussidio grillino hanno residenza al Sud o nelle Isole, con percentuali del 67% se prendiamo in considerazione le persone; 62% nel caso delle famiglie.

CC

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