PUTIN, IL DOPO POTREBBE ESSERE PEGGIO.

L’intellighenzia europea e italica, quella che non è riuscita a disinnescare un conflitto territoriale in Europa, ma anzi è stata capace di allargarlo in un rischioso confronto nucleare e che sta facendo finire in un buco nero la seconda economia del pianeta, continua la sua cantilena ipnotica ossessiva contro Putin. É una campagna essenzialmente mediatica che, ritengo, abbia come scopo, quello di convincere l’opinione pubblica a sopportare l’effetto boomerang di quelle che dovrebbero essere drastiche ritorsioni sanzionatorie contro la Russia. Ritorsioni che, a mio giudizio, avranno un effetto, minimo, forse solo nel breve periodo. Infatti essendo la Russia un paese enorme, stracolmo di materie prime, spazi praticamente illimitati, surplus commerciale in grado di assicurare cibo ed energia ai propri cittadini per secoli, avendo già trovato nel giro di una settimana mercati alternativi a quelli europei, nel medio lungo periodo dette sanzioni, saranno decisamente ininfluenti e si ritorceranno solo contro coloro che le hanno emesse. Però, il coro europeo, guidato magistralmente dal maestro a stelle e strisce, insiste nel volerci convincere che bisogna assolutamente essere contro la Russia, discriminare i russi ed odiare profondamente con tutto noi stessi Putin. Ma ancora una volta, per l’ennesima volta, dimostrano o di vivere in un altro pianeta, o di non sapere di cosa parlano. Perché non aver saputo giocare sul tavolo della geopolitica i rapporti con la Russia di Putin, non averlo saputo coinvolgere in progetti e legami ben più ampi della semplice fornitura di materie prime che ci vede parte soccombente, non vuol dire che bisogna odiare e disprezzare ciecamente la politica di Putin. Anzi, ad un’analisi più attenta e professionale, forse dovremmo ringraziare la presenza dell’attuale presidente russo. Perché, se la Russia non avesse Putin l’Europa ed il mondo intero, probabilmente, si troverebbero in situazioni decisamente più pericolose e dall’esito più preoccupante (anche e soprattutto per i danni che stanno combinando i politici europei attuali). Infatti basta andare a guardare le ultime elezioni russe per capire contro chi avremmo a che fare se non le avesse vinte il partito Russia Unita di Putin (de facto, de jure è il partito di Medvedev). Infatti Russia Unita ha totalizzato come voto, nel maggioritario e proporzionale, rispettivamente il 46% ed il 50% ottenendo la maggioranza alla Duma. Il secondo partito è il partito comunista di Zjuganov (rispettivamente 16,5% e 19%). Questi faceva parte del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS), ed era contrario alla perestrojka di Mikhail Gorbaciov. Forte oppositore di Eltsin, teorizza un ritorno dell’Unione Sovietica, rivendicando e chiedendo il ritorno alla madre Russia di tutte le nazioni e gli stati separatesi dopo la dissoluzione dell’URSS. Zjuganov teorizza primavere arabe in Russia per ritornare al potere e critica aspramente l’occidentalizzazione e le “aperture” di Putin all’occidente. Ve la immaginate la Von der Leyen, l’ottuagenario Biden o il ministro degli esteri italiano a dialogare con Zjuganov? Alzi la mano chi lo preferisce a Putin. Qualcuno recriminerà, che ci sono anche altri attori politici. Si, anche se le percentuali, non fanno pensare a grossi consensi. Il terzo partito, l’unico con percentuali degne di nota, è il Partito liberal-democratico con percentuale del 6% al maggioritario e 7,5% al proporzionale. Il movimento è di stampo populista, nazionalista, di estrema destra e antioccidentalista(!), fortemente anticomunista e anticapitalista (soprattutto con quello occidentale). Il suo leader, Vladimir Zhirinovsky, ex colonnello dell’esercito russo, si rese famoso nel 2014, quando durante una conferenza stampa, propose a due uomini di stuprare una giornalista di Russia Today al sesto mese di gravidanza, rea di fargli domande scomode sull’Ucraina. Anche se successivamente si scusò e si offrì di pagarle le spese mediche per le conseguenze dello shock avuto, è indicativo che l’arena politica in cui ci si confronta in Russia, non sono i salotti d velluto occidentali. Con Zhirinovsky, sarebbe meglio che non ci vada a discutere la Von der Leyen (ma forse neanche gli altri due). Si faccia avanti ora chi critica la fermezza con cui vengono fermate alcune manifestazioni in Russia. Qualche altro politologo nostrano, rivendica la posizione di Navalnj. Questi, convinto antisemita, è vicino si ad alcune posizioni occidentali, soprattutto alle posizioni LGBT, ma non raggiunge il 2%. Si vorrebbe dare la Russia in mano ad un’altra marionetta dell’occidente, rischiando di farla finire nel caos e nell’anarchia? Creare tanti Donbass e tante situazioni come la Crimea dentro la Russia? Non stiamo parlando di uno stato nord africano. La Russia è la seconda potenza nucleare e non si può pensare di far finire i codici di lancio dei missili nucleari nelle mani di fazioni politiche in lotta tra di loro. Sarebbe anche più folle delle sanzioni con cui pensiamo di far inginocchiare la Russia. Nonostante lo strombazzare dei giornali e giornalisti nostrani contro Putin, sarebbe opportuno che qualcuno si staccasse dalla massa e iniziasse a mettere sul tavolo le alternative riportate in questo articolo e, soprattutto, iniziasse a ragionare con i piedi (e la testa) per terra (e non tra le nuvole. Personalmente penso che si dovrebbe fare di tutto per ritornare al tavolo delle trattative, tenerci caro l’attuale presidente e fare in modo che il dopo Putin sia un altro Putin, magari dai bordi più smussati ma non i suoi oppositori interni, per non finire dalla padella nella brace (sport in cui i politici europei, soprattutto italiani sono campioni del mondo).

Massimiliano De Noia

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