Caso Regeni: nessuna verità! Giulio Regeni era un agente segreto? Ma quando mai!

Il giovane ricercatore italiano rapito al Cairo il 25 gennaio 2016 ritrovato morto il 3 febbraio dello stesso anno, massacrato seviziato e torturato in modo orribile. Cosa hanno fatto i governi che si sono via via succeduti per sapere la verità? Niente, e niente è troppo poco!

Sono in molti a ricordare la triste vicenda del povero dottorando Giulio Regeni, soprattutto per la modalità crudele con la quale venne torturato e ucciso. Ma ad oggi, non è stata data alcuna plausibile risposta sul perché abbia subito un così atroce destino, sui veri motivi, sulle reali cause, e sulle responsabilità. Una cappa di dubbi, depistaggi, illazioni scaricabarile sono serviti solo allo scopo di non chiarire la vicenda e negare la giustizia che meritava la sua famiglia e in primo luogo la vittima. Una verità sacrificata sull’altare di interessi enormi e inconfessabili, che però certamente non riguardavano direttamente il povero Giulio Regeni, ma un gioco delle parti, nel quale suo malgrado si è trovato coinvolto (anche senza saperlo) e usato come pedina sacrificale.

Giulio Regeni scomparve misteriosamente il 25 gennaio, giorno nel quale nella città de Il Cairo si festeggiava l’anniversario delle proteste di Piazza Tahir, mentre stava uscendo per una cena con gli amici. Svanito nel nulla, di lui nessuna traccia per giorni, fino al ritrovamento. A seguito del quale, vennero fuori le più disparate informazioni presso le agenzie di stampa mondiali: prima fra tutte, quella secondo il quale lui fosse una spia dei servizi segreti addirittura de Regno Unito e del MI6, per poi proseguire su questa illazione tra smentite varie, fino ad essere additato come un appartenente a quelli italianissimi del AISE. Ma come sono nate queste illazioni e addirittura a scambiarlo per un agente segreto? Per via che collaborava con un istituto inglese di ricerche che risponde al nome di Oxford Analytica, fondata da (guarda caso) tal David Young ex appartenente al Consiglio di Sicurezza Nazionale sotto la Presidenza Nixon negli USA e diretto da  Kissinger; e nella quale hanno collaborato diversi ex agenti di CIA, NSA e del MI6. Ma se questo fa di Regeni un agente segreto direi che il livello di questi servizi di intelligence tanto blasonati è di molto scarso; ma ancor più scarso lo è di sicuro il livello di quelli egiziani se hanno creduto davvero che lo fosse.

Vero è che le agenzie di intelligence (tutte nessuna esclusa), cercano e individuano le nuove leve non solo negli apparati militari, ma anche e soprattutto nelle università; dove a seconda delle esigenze, vengono individuati quelli più bravi nel loro campo di studio, o per caratteristiche specifiche diverse. Vengono selezionati con cura, avvicinati pian piano, messi alla prova con piccole cose, e poi in ultima istanza, se il soggetto fa per loro, inquadrati in un piano di addestramento: ma per fare questo ci vogliono tempi lunghi, e soprattutto, non manderebbero mai un giovane agente senza alcuna esperienza allo sbaraglio su un campo minato quale può essere un luogo come appunto Egitto, e ammesso ma non concesso poi per fare cosa? Inserirsi, farsi una serie di contatti, amicizie, tessere una rete o fonti di informazioni? Bene supponiamo per un istante sia proprio quello che era andato a fare il giovane ricercatore, come si evince da alcuni filmati diffusi che vorrebbero suffragare tale ipotesi del suo essere una spia inglese. Pensiamo davvero che quello sia il modo di agire di un agente addestrato, chiedere informazioni a un tizio appena conosciuto che addirittura lo filma con il telefonino contrattando dei pagamenti per ricevere in cambio notizie? Mai per nulla al mondo un agente si comporterebbe in tal modo, anzi, nel momento che vieni filmato o fotografato in certi ambienti, sanno tutti che la prima cosa da fare è prendere il primo volo e scomparire perché sono bruciati; per la serie scappa che è meglio.

Ecco proprio quel che stupisce in tutto questo, è il fatto che gli stessi servizi di sicurezza e intelligence egiziani, possano aver creduto mai che si trattasse di una spia. Ci sarebbe da domandarsi a ragion veduta: ma avete mai avuto a che fare con le vere spie o fino a quel momento giocavate a guardie e ladri sotto casa? Soprattutto poi, le modalità con le quali il povero Regeni venne torturato per giorni, fanno pensare più ad una manica di dilettanti che a veri apparati dei servizi segreti; perché è assodato in tutto il mondo (quello dell’intelligence ovviamente), che simili torture, non portano ad alcun risultato effettivo, perché una persona sottoposta a sevizie di quel tipo, sarebbe disposta a dirti tutto quello che ti pare pur di far finire le torture e il dolore, compreso ammettere di essere una spia, anche se ovviamente non è vero. Ben altre sono le modalità per far parlare qualcuno, e senza ricorrere a pratiche cruente e sevizie crudeli come quelle. Basterebbe usare anche la pratica dell’annegamento simulato, e potete esser certi che perfino il più scafato degli agenti segreti direbbe tutto. La domanda che sorge spontanea è: ma chi ci aveva messo Al Sisi a dirigere i suoi servizi segreti il macellaio sotto casa? Considerando poi la sequela di imbarazzi che certe dichiarazioni dello stesso Al Sisi, per le quali furono gli inglesi e i francesi (si quel sempre vomitevole Macron) a togliergli le castagne sul fuoco bruciacchiate, sarebbe evidente la sua incapacità in tal senso; perché dico i francesi? Be furono proprio i servizi francesi a vendere a quelli egiziani dei software per la sorveglianza e l’intelligence delle comunicazioni. Però pure i francesi non è che fossero poi così grandiosi, visto che nonostante tutte le loro tecniche e i loro software sofisticati, non sono riusciti a impedire gli attentati a Parigi, che dire poi di quelli inglesi, stessa cosa visti gli attentati a Londra. Ma la vera questione, non sono tanto le intelligence che in questa storia fanno acqua ovunque; ma piuttosto, gli interessi che si sono poi palesati con gli accordi raggiungi dal nostro colosso delle energie ENI per lo sfruttamento del nuovo giacimento di Zohr, per altro scoperto dalla nostra stessa azienda di idrocarburi, che dopo un lungo braccio di ferro, fu costretta a cedere le quote di sfruttamento per un 10% a BP (British Petroleum) e per un 30% alla Rosneft russa, eh si perché in quel braccio di ferro si era inserita a forza anche la Russia, che sia i francesi che inglesi tentarono in tutti i modi di far fuori, ma a quanto pare senza riuscirci. Ma in che modo allora la Russia è riuscito a spuntarla? Forse che i russi avevano in mano delle prove compromettenti che rivelavano le vere mosse dietro la morte del povero Regeni, ma anche di un giornalista francese, morto in medesime circostanze sempre in Egitto? Ma in tutto questo, cosa aveva a che fare il povero Giulio Regeni? Nulla non c’entrava nulla; ma forse è stato usato come capro espiatorio, segnalato da qualcuno come una spia inglese, cosa che nel suo caso, non sarebbe stato difficile visto che collaborava appunto con la famosa Oxford Analytica, quindi sono stati gli inglesi? No di sicuro no, perché anche pur considerando che non si trattava di un cittadino inglese ma italiano (e potevano infischiarsene altamente) sarebbe stato in ogni caso fonte di imbarazzo (e in effetti per certi verso lo è stato) un tale accostamento con le loro istituzioni sia universitarie che di intelligence, quindi chi? Tirando le somme, si sarebbe portati facilmente a pensare che un simile tiro mancino, sia partito proprio dai francesi, che in tal senso avevano un duplice obbiettivo: incrinare i rapporti dell’Italia con l’Egitto, ed estromettere gli inglesi dalla corsa allo sfruttamento del giacimento di Zohr; ma il gioco non gli è riuscito, perché come abbiamo visto, la maggioranza dello sfruttamento di tal giacimento è rimasto nelle mani di ENI e suddiviso appunto in piccole percentuali fra gli inglesi e i russi.

Per concludere e tirare le somme, l’unica cosa chiara in tutta questa storia, è che i francesi cercano sempre in tutti i modi, anche quelli più abietti e disgustosi, di farsi i propri interessi a danno degli italiani, e ben poco importa se di mezzo ci va un innocente (e Monsieur Macron ha avuto pure il coraggio di definire noi italiani vomitevoli? Ha ragione Giorgia Meloni quando dice che vomitevoli sono loro), per il quale ancora oggi si attende di sapere la verità e avere giustizia.

Andrea Franchi

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