Guerra in Ucraina: l’inizio della fine per la globalizzazione?

Alla domanda che ci poniamo nel titolo, ritengo sia inutile girarci intorno, e la risposta è “SI”.

Diciamolo apertamente: esattamente come la pandemia da Covid ha cambiato e sta continuando a cambiare molti aspetti della nostra vita, in molti casi in modo del tutto insensato e irragionevole, anche la guerra in corso in Ucraina lo farà sicuramente, unica differenza forse non in modi del tutto irragionevoli. Ma per quanto possa sembrare assurdo o brutto a dirsi, quello che potrebbe cambiare per qualche aspetto positivamente riguardo al mondo come lo conosciamo oggi, che è la visione globalista e la smania di una società aperta (che diciamolo l’intento è sicuramente lodevole, ma il metodo e l’applicazione non lo sono affatto), che a ben vedere è stata la prima causa proprio dell’espansione della pandemia in modo repentino e rapido; e quindi come stavo dicendo, porrebbe una brusca frenata proprio alla globalizzazione, si spera magari nei suoi aspetti negativi, migliorando o valorizzando quelli positivi e non sarebbe un male.

 

Il mondo sta cambiando di nuovo; si perché le persone della mia generazione come le precedenti conoscono bene come era il mondo poco più di 30 anni fa, e questi cambiamenti li hanno vissuti sulla loro pelle e ne sono stati testimoni; non è certo un caso che in molti ripetono con un pizzico di nostalgia il vecchio adagio che dice: “si stava meglio quando stavamo peggio!”. e per certi aspetti è vero, oggi il mondo appare come un caos ingovernabile. Ricordo quando avevo poco più di 14 anni, e guardavo film e serie tv futuristiche tipo “Spazio 1999” o “Blade Runner”, mi immaginavo città con macchine volanti viaggi stellari tutto molto bello; e durante le nostre chiacchierate chiesi al mio patrigno Francesco (Dio lo abbia in gloria) come pensava sarebbero stati gli anni 2000? La sua risposta fu tanto secca che mi lasciò perplesso: “Sarà un casino terrificante!”, mai parole furono più profetiche.

 

Questa guerra cambierà le carte in tavola su questo non ci sono dubbi. Sicuramente darà una battuta di arresto alla globalizzazione, proprio perché fra gli aspetti negativi che la caratterizzano, vi sono anche le responsabilità dirette o indirette che hanno generato il conflitto Russo-Ucraino, e che la Federazione Russa per prima, ha tutto l’interesse a ridimensionare; anche perché, se anche essa stessa ha potuto beneficiare della globalizzazione, di certo lo ha fatto in una misura minore rispetto a molti altri attori, primo fra tutti la Cina che ha saputo giocare le sue carte in modo molto proficuo in questo senso, perfino meglio di tanti altri che per anni l’avevano sottovalutata; e probabilmente proprio i cinesi, hanno da perderci in uno scenario di arresto della globalizzazione, ed essendo alleati della Russia, forse anche per questo si stanno mantenendo su un piano di sostanziale distacco dal conflitto.

 

Come abbiamo avuto modo di affrontare nei precedenti articoli, questa guerra ha le sue tantissime ragioni e responsabilità, come anche i molteplici effetti che da essa si potranno generare.

Il Presidente Russo Vladimir Putin conosce molto bene tanto gli aspetti come i possibili effetti di tutto questo, non dobbiamo dimenticare che è stato certamente un attore di primo piano nei cambiamenti avuti negli anni precedenti. Sa anche molto bene, che proprio la Cina rivelatasi tra le Nazioni più abili e scaltre a cavalcare la globalizzazione, l’ha portata ad essere un soggetto temibile sotto molti punti di vista, sia economico che militare, e forse quella battuta di arresto alla globalizzazione, può comportare anche per i cinesi, un ridimensionamento che per la Russia stessa rappresenta sicuramente un sollievo e un pensiero in meno. Perché per quanto siano alleati, gli interessi di una grande Nazione o superpotenza, esulano dai rapporti di amicizia e lealtà che di fatto sono un ossimoro, e passano sempre in secondo piano. E come lo sa Putin lo sa anche Xi Jinping, non è la scoperta dell’acqua calda, è un gioco delle parti naturale della geopolitica.

 

Se nel mondo di ieri la contrapposizione era fra due blocchi: Est e Ovest, ovvero Unione Sovietica e le nazioni occidentali capeggiate dagli USA. Oggi il mondo globalizzato è suddiviso in tante altre aree, che gli stessi Stati Uniti a fatica cercano di mantenere uno status di predominanza o di traino verso altri soggetti, tranne forse l’Unione Europea che arranca zoppicando.

Ma a farla da veri padroni, non sono le Nazioni, ma piuttosto le grandi multinazionali economico-finanziarie, contro le quali la diplomazia e la politica possono far poco, anche perché spesso e volentieri soggiogate (diciamo pure comprate) tanto dalla forza economica che mediatica, e che sono riuscite ad allevare e piazzare una classe dirigente e politica nei vari paesi di interesse del tutto inconsistente o incapace, con un contorno sparso di cosiddetti “utili idioti”.

Le uniche nazioni che sono di fatto risultate refrattarie al consolidamento di questa egemonia globalista, sono appunto Russia e Cina come anche i loro alleati. Era quindi solo una questione di tempo, e logicamente prima che il tentativo di spingere all’angolo proprio la Russia nell’intento di costringerla ad adeguarsi, si inquadra la reazione per respingere tale disegno preventivamente, e per riportare sostanzialmente indietro la situazione.

Questo sta spiazzando le Elite globaliste, che nella fretta di ottenere in tempi minori i loro programmi, hanno commesso l’errore di spingere l’acceleratore, di fatto scoprendo le loro carte, e che ora a quanto sta accadendo, reagiscono come isterici agitando le loro code, sguinzagliando le truppe cammellate di media e affini, con iniziative propagandistiche spesso risibili e ridicole (ricordiamo i bombardamenti di Kiev mandati in tv che erano in realtà un videogame), e che stanno mortificando e perfino sminuendo il dramma che vive sulla propria pelle il popolo ucraino.

Ma se per quanto drammatico, tutto questo può finalmente porre fine al dominio di una casta di speculatori spregiudicati e criminali, sarà un fatto che per quanti sacrifici possa comportare, ne sarà sicuramente valsa la pena, per ricostruire un futuro forse migliore.

 

Andrea Franchi

 

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