Già nell’ultimo trimestre del 2021 si è notata una decelerazione del Pil; l`avevano frenato il ristagno dei consumi delle famiglie e il contributo negativo della domanda estera netta. Nel primo trimestre del 2022 si può valutare, sulla base degli indicatori disponibili, che il Pil si sia ridotto di poco più di mezzo punto percentuale sul periodo precedente”. Lo ha affermato Luigi Federico Signorini, direttore generale Banca d`Italia nel suo intervento al XXV Congresso Nazionale dell’Acri.
“Da principio il calo è stato dovuto soprattutto alla rapida diffusione dei contagi della variante Omicron del coronavirus (meno devastante delle precedenti in termini di conseguenze sanitarie gravi, ma più facile alla trasmissione, con una significativa perdita di giornate di lavoro). Dopo il 24 febbraio (l’inizio della guerra in Ucraina-ndr) gli ulteriori rincari delle fonti energetiche e le incertezze sul relativo approvvigionamento, particolarmente accentuate in paesi come l`Italia e la Germania, molto dipendenti dal gas russo, hanno appesantito ulteriormente il clima congiunturale”, ha proseguito. “I dati ad alta frequenza segnalano diminuzioni sia nell`attività manifatturiera sia in quella nei servizi. In quest`ultimo comparto il calo sarebbe connesso con l`indebolimento della spesa delle famiglie, il cui potere d`acquisto – ha avvertito Signorini – comincia a essere intaccato dalla crescita elevata dei prezzi al consumo”.
Quanto all’inflazione, essa “è salita in marzo al 7 per cento, toccando, nella media del primo trimestre, il livello più alto dal 1991. Nel prossimo futuro molto dipenderà dall`evolversi del conflitto e dalle sue conseguenze sui rapporti economici e politici a livello internazionale”.
